Il nono e penultimo episodio di Giochi di Tutto vede Francesco, Stefano ed Enrico protagonisti di una puntata ampiamente improvvisata dedicata all’elemento che “fa saltare il banco”: il dado. Tra aneddoti ed esplorazioni di game design, il trio analizza il fascino, il trauma e la mistica della casualità.
In questa puntata si sviscera il rapporto dialettico tra il giocatore e l’alea:
- Dal trauma di Risiko ai cubetti di legno: Si esplora il dolore provocato da un tiro sfortunato in giochi spietati come Risiko, contrapposto al controllo assoluto e razionale dei giochi “German”, dove i dadi sono banditi a favore dell’accumulo di cubetti di legno. Esistono però vie di mezzo: titoli come Kingsburg insegnano a mitigare la sfortuna, garantendo un’azione utile indipendentemente dal risultato ottenuto.
- La mistica del d20 e le superstizioni: Si passa dalle secchiate di dadi di Warhammer, dove l’alea viene annullata dai grandi numeri, ai rituali per propiziare il 20 naturale in Dungeons & Dragons, tra dadi truccati col pennarello e tiri fatti rimbalzare strategicamente sulle bottiglie di birra. Il discorso si allarga fino alla distinzione linguistica e culturale tra la semplice “bad luck” anglosassone e l’intraducibile, viscerale concetto italiano di “sfiga”.
- Accettare la perdita di controllo: In un’ottica di “gioco come cura”, l’alea diventa una vera e propria palestra di vita. Come dimostrato da un’esperienza educativa portata in un campo scout in Bosnia nel dopoguerra, imparare a reagire ad eventi imprevedibili (come l’attacco di un cecchino o l’esplosione di una mina) insegna a gestire la mancanza di controllo. A differenza del Gioco dell’Oca, che toglie ai giocatori ogni agency, l’alea ben gestita genera storie incredibili o diventa il pretesto per brillanti dinamiche di bluff, come in Perudo.
Un episodio per capire come il caso, un tempo visto come la manifestazione della volontà divina, sia ancora oggi quel “parente fastidioso” necessario per dare sapore e imprevedibilità alla nostra esperienza ludica. “Tutto col gioco e niente per gioco”.
The True Villain of the Game
The ninth and penultimate episode of Giochi di Tutto features Francesco Rigoni, Stefano Giacchè, and Enrico Drusiani in a largely improvised episode dedicated to the element that truly “breaks the bank”: the dice. Through personal anecdotes and game design reflections, the trio explores the charm, trauma, and mysticism of randomness.
In this episode, we analyze the dialectical relationship between the player and chance (alea):
- From Risiko Trauma to Wooden Cubes: We dive into the pure pain of an unlucky roll in unforgiving games like Risiko, contrasted with the absolute, rational control of “Eurogames”, where dice are banned in favor of hoarding wooden cubes. Yet, middle grounds exist: titles like Kingsburg teach players how to mitigate bad luck, ensuring a useful action is always available regardless of the roll.
- The Mysticism of the d20 and Superstitions: The conversation shifts from the “buckets of dice” in Warhammer, where chance is neutralized by the law of large numbers, to the rituals used to coax out a natural 20 in Dungeons & Dragons—including dry-erase marker tricks and strategic bounces off beer bottles. The hosts also reflect on the profound cultural difference between Anglo-Saxon “bad luck” and the untranslatable, visceral Italian concept of “sfiga”.
- Accepting the Loss of Control: Through the lens of “gaming as care,” randomness becomes a training ground for real life. As demonstrated by an educational activity run at a post-war scout camp in Bosnia, learning to react to uncontrollable and random events (such as encountering a sniper or a landmine) teaches players how to handle a lack of control. Unlike The Game of the Goose, which strips players of any agency, well-designed randomness generates incredible stories or fuels brilliant bluffing dynamics, as seen in Perudo.
An episode to understand how chance, once viewed as the manifestation of divine will, remains that “annoying relative” we inevitably need to add flavor and unpredictability to our gaming experience. “Everything through play, nothing just for play.”
