Noi antidotisti

Antidotista: sostantivo neutro; colui che si fa portatore di antidoto con un attivita’ di condivisione. L’antidotista si prende cura, esiste assieme agli altri, si lascia aiutare, ascolta.

“Siamo bloccati a casa. Come in tutto il mondo. E’ una splendida possibilita’. Ci si fa compagnia (si diventa comunita’) condividendo il palinsesto di una radio temporanea, che abbiamo chiamato “radio Antidoto” per curarci dal veleno. Bada bene non dal virus, ma dal veleno in generale. La radio e’ diventata nei mesi una comunita’ impara, insegna, ascolta, pratica, mantiene il territorio comune. Noi non sappiamo neppure bene chi siamo. In generale, non solo per presa di posizione fenomenologica o filosofica. Il dubbio attivo e’ parte dell’antidoto. Forse noi e voi siamo gli stessi. L’antidoto presuppone il veleno ma lo rende inoffensivo. Si fa carico della guarigione e non rimuove il trauma. Ti si avvicina, con tutta la potenza del suono, ma mantiene la distanza, con la grazia del rispetto ma non ti obbliga a berlo. L’antidoto non si compra ne’ si vende, ma si impara e si fa. Siamo tutti stanchi di camminare in colonna, o in gregge. Non si vuole camminare, si vola. O si scava. O si sta fermi a guardare il sole. O la strada vuota. Chi vuole non ci segua ne ci imiti, si faccia ascoltare”.

– noi antidotisti Radio Antidoto

https://www.lostatodeiluoghi.com/ è la prima rete nazionale di attivatori di luoghi e spazi rigenerati a base culturale.

Qui il documento di visione https://www.lostatodeiluoghi.com/wp-content/uploads/2020/03/14.12.19_Doc-presentazione-Lo-Stato-dei-luoghi-.pdf

Incontriamo artigiani. Massimo incornicia.

Ieri pomeriggio siamo andati nel laboratorio di Massimo Bonesso e lo abbiamo trovato mentre stava srotolando un lavoretto a mezzo punto. Da 25 anni crea cornici per stampe, serigrafie, poster, …

Da un po’ di tempo lo aiuta Ciccio (Edoardo) che ha lasciato il suo lavoro di cuoco per imparare il mestiere del corniciaio. Massimo è riservato, gentile e cordiale, gli siamo grati per essersi raccontato in radio.

Incontriamo artigiani. Nando cura strumenti musicali.

Nando Rizzo è un musicista che ha cominciato a suonare la prima chitarra all’età di quattro anni e undici anni fa ha deciso di aprire la sua bottega nel budello. Nando restaura strumenti, è attore, crea spettacoli. La bottega è un luogo di incontro per gli amici, e chi ama la musica; è facile trovarvi Nando insieme al papà e allo zio, anche loro musicisti, mentre provano qualche pezzo o improvvisano. Una delle cose belle che ci ha detto è che quello che fa, non riesce a chiamarlo lavoro, Nando si diverte.

Incontriamo artigiani. Alice e Laura lavorano il cuoio.

Alice Padovani ha 26 anni ed è felice ogni giorno di andare in laboratorio a creare, tagliare, cucire pelli e spera di fare questo lavoro tutta la vita. Alice, insieme alla mamma Laura, sceglie pelli di scarto degli animali da macello tinte in Toscana con colori vegetali e nel laboratorio/negozio, che è anche luogo di incontro, creano e realizzano a mano, borse bellissime che personalizzano insieme alle loro clienti.

Oggi pomeriggio siamo andati a trovare Alice e Laura in laboratorio e con entusiasmo, ironia e energia hanno raccontato in diretta Radio Antidoto un pezzetto di vita.

Incontriamo artigiani. Aldo crea col vetro.

Aldo Giannone è nato a Murano ma ha sempre vissuto ad Alassio. Nel laboratorio di Borgo Coscia il nonno gli ha insegnato come lavorare il vetro. Da poco più di un anno, insieme alla moglie Monika, Aldo si è trasferito nel budello dove crea perle per bracciali e collane ma possiamo anche trovarlo in giro per mercatini. E’ un artigiano, un lavoratore esperto, che con la torcia da banco lavora il vetro con la fiamma.

Abbiamo chiesto ad Alessandra Rigano paper and pixel designer, con ottimi gusti musicali, che da Catania ha ascoltato la diretta di Aldo ed è intervenuta nel dialogo in chat (https://t.me/joinchat/AKuxw0c8VZQN2C2DohqXNQ) di esprimere il suo pensiero riguardo agli artigiani.

“Quasi la totalità degli artigiani che conosco è offeso dal terzo millennio.

Per mia smania o anche solo per casualità, ho avuto il privilegio di incontrare soprattutto tipografi, tappezzieri, falegnami.
Per un motivo o per un altro, ad un certo punto la conversazione cade sempre sul dopo, sui figli, sulla trasmissione del sapere. Dove anni fa mi capitava di incontrare orgoglio, aspettativa, imposizione, adesso ritrovo solo delusione. Come in Aldo.

I figli farebbero bene ad emanciparsi e di fatti lo fanno. Si iscrivono a tutto il digital che c’è, a ogni possibile comunicazione, a tutta l’innovazione.
Vince la terribile narrativa del turbofuturodigitalinnovation che li mortifica e gli dà modo di sguazzare in buone dosi di autocommiserazione.

Come facciamo a spiegargli che in molti gli si vuole ancora bene, che vogliamo imparare da loro, che c’è ancora del valore in quello che pensano e fanno?
Come la scardiniamo questo discutibile ruolo di glorificata nemesi che forse ha assunto per loro il digitale?”

Grazie Alessandra per il tuo prezioso contributo. E grazie per la domanda finale che tiene aperto il dialogo. Chi volesse intervenire può unirsi alla chat https://t.me/joinchat/AKuxw0c8VZQN2C2DohqXNQ !

Alessandra Rigano. Laureata in Graphic design presso Accademia di belle arti di Catania. Lead Community Manager presso GDG Catania, Catania Chapter Lead presso Women Techmakers Italia e Design Lead presso Skylabs Group

https://www.linkedin.com/in/alessandrarigano/; https://t.me/random_inputs?fbclid=IwAR10EYB-k9uegJv_Cd9HX13AtUHqXgwYUPcE8otUhYG7xRzjYcYSrDxVyx8