Come e cosa si legge in carcere

Il carcere di Torino ha cinque Biblioteche Civiche. Abbiamo chiesto a Marco Monfredini, che le coordina, come funzionano e qual è il rapporto che hanno i detenuti con la lettura.

Come si legge in carcere? Quanto si legge in carcere? Che tipo di rapporto si crea tra detenuti e lettura? Cosa leggono di più? Come vive il resto della popolazione carceraria la presenza di una (anzi più di una) biblioteca? Posso prendere libri in prestito anche loro? Qual è la storia delle Biblioteche Civiche del carcere di Torino? In una delle nostre consuete collaborazioni con l’Associazione Il Contesto/Blog Dentro e Fuori, abbiamo parlato di molte cose con Marco Monfredini, referente delle biblioteche della Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno”, e abbiamo scoperto che, a modo suo, la Biblioteca sa essere luogo di incontri, di confronti, di scambio reciproco e crescita.

Di seguito è possibile ascoltare il ventisettesimo episodio di Rigonia in formato integrale:

E di seguito una piccola videopresentazione delle Biblioteche Civiche del carcere di Torino

Come si fa la radio a Bollate

Ci siamo fatti raccontare da Paolo Aleotti come lavora e cosa produce la redazione della Casa Circondariale di Bollate.

Bollate è una casa circondariale di relativamente nuova costruzione e di nuova concezione. Il percorso detentivo si poggia sul tema della responsabilità individuale. Questo ci racconta Paolo Aleotti, che coordina la redazione interna che si occupa della creazione di prodotti multimediali in collaborazione con i detenuti della sezione maschile e femminile e gli studenti dell’Università Cattolica di Milano. Si è parlato di radio, di tempo sospeso, di un carcere troppo a misura di uomo e troppo poco a misura di donna, di convivialità, di cibo e di tante piccole tenaci azioni per promuovere azioni virtuose in un contesto difficile come quel del carcere.

Di seguito è possibile ascoltare la puntata integrale:

Rigonia #25 – Come si fa la radio a Bollate

Diritto alla casa, diritto a una tregua

Si parla ancora di diritti dei detenuti con l’Associazione Il Contesto/Dentro e fuori Blog, e di cosa succede a una persona quando ha finito di scontare la propria pena. Ne parliamo con Marina, volontaria dell’associazione, e Filippo, che ha finito di scontare la propria pena da sei mesi.

Abitare la soglia permette la contaminazione che allo stesso tempo è crescita, scambio relazionale, arricchimento personale, è un abitare le domande per sfuggire dai luoghi comuni e creare luoghi del comune, ibridi, ambigui, modificabili, mutevoli, spazi che soddisfino l’esigenza di de-costruzione del proprio sé che vive solo grazie alla costante apertura verso l’altro. Stare sulla soglia è libertà di poter scegliere quando farsi contaminare, quali strade percorrere, quando accedere alla propria privacy e quando alla propria territorialità. Disimparare per educare, raccogliendo i metodi e i processi che creano dignità, perché è nel processo che risiede la scelta di de-costruire il mosaico del proprio sé che altro non è che apertura al dialogo e al conflitto, è il processo partecipativo che dà dignità e identità. La soglia è la ricerca di abitare luoghi che non siano ingabbiati in riduzioni interpretative dualistiche ma che stimolino i sensi, luoghi che generano malintesi, ricchi di caratteri ibridi, e che attraverso la nascita di fraintendimenti possano sollecitare il dialogo, il confronto sociale e soprattutto il conflitto: luoghi ambigui (Laino, 2012) che devono essere vissuti raccogliendone le ambivalenze e esplorandone la complessità e la profondità con pazienza e cura. È un vivere con cura, decostruendo i diktat che la società ha creato e riprendere con forza l’esigenza di una cura che spinge le passioni ma che le lega alle azioni (Laino, 2012). Vivere con cura significa agire intelligentemente indagando costantemente l’oscurità, l’inaudito, l’impossibile, l’alterità (Zamboni, 1990). Costantemente interrogarsi sul vivere quotidiano, sulla routine faticosamente conquistata e che protegge dall’imprevisto, dall’imprevedibile. Decostruire l’incertezza per farla divenire la migliore compagna di viaggio, per affrontare quel vuoto dinanzi al quale periodicamente siamo costretti ad affacciarci. Sembra che la ricerca di questi luoghi vada nella direzione di una trasformazione di una società che dobbiamo ancora capire e che necessita di abbandonare la ricerca di certezze delle nostre identità e imporci una pausa, fermarsi a riflettere e ad ascoltare con cura i sé che ci abitano e che abitano i nostri vicini. Un involontario, quotidiano e globale dialogo tra le culture, le paure, e le insicurezze (Beck, 2000).Nel vuoto istituzionale sovraesposto, ritengo dunque necessario creare un ente, un servizio istituzionale non pubblico e non privato, ma comune, che sia capace di mettere in atto dei processi partecipativi orizzontali che vertono nell’ottica della riappropriazione del diritto alla casa. Che agisca fuori da logiche clientelari e personalistiche, che non stabilisca criteri sulla base di una valutazione morale della persona in difficoltà, ma che agisca nell’ottica di dare a tutti le condizioni per poter scegliere della propria vita e delle proprie forme abitative. Che abbia come obiettivo un’equa distribuzione delle risorse senza dimenticare che come esiste il diritto alla proprietà privata esiste anche il diritto alla casa. Un ente che sia capace di far dialogare il pubblico e il privato sociale nella gestione e risoluzione del problema abitativo con le persone recluse e non per le persone recluse. Creare un ventaglio di proposte che possano dare a tutti la possibilità di abitarsi e creare quelle condizioni protettive una volta usciti dal carcere che lascino la libertà di scelta sulle proprie vite, la libertà di decidere le proprie condizioni abitative e, se si vuole scegliere di iniziare ad abitare la soglia, mettendo al mondo solo “figli della libertà” (Beck, 2000).

Introduciamo il 20° episodio di Rigonia con le parole di Marina Pinto, volontaria dell’Associazione Il Contesto e ospite in trasmissione assieme a Filippo, che ha raggiunto il fine pena circa sei mesi fa dopo una lunga carcerazione. Il tema di questo episodio è il diritto alla casa e i problemi che affrontano i liberanti nel momento in cui si trovano di nuovo fuori, soli con se stessi e con il bisogno di tornare il prima possibile a una normalità nella vita di tutti i giorni.

Di seguito è possibile ascoltare l’audio integrale della puntata:

Rigonia #20 – Diritto alla casa e carcere – con Associazione Il Contesto/Dentro e Fuori blog

Errata corrige. Marina ci ha segnalato che nel corso della trasmissione è stata detta un’inesattezza. La dicitura esatta è “detenzione domiciliare” e non “arresti domiciliari”. Noi raccogliamo la sua segnalazione e la sua richiesta di specificarlo – e prontamente pubblichiamo e ringraziamo.

La radio che si fa in carcere

Si torna a parlare di carcere con l’Associazione Il Contesto e Dentro e Fuori blog, e dei progetti radiofonici portati avanti presso il carcere di Torino.

Si torna a parlare di carcere con l’Associazione Il Contesto, nella sua veste di blog Dentro e Fuori. Nello specifico, parliamo dei progetti radiofonici che l’associazione segue all’interno della Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino, e ascoltiamo alcuni dei contributi realizzati in collaborazione con l’Area trattamentale del carcere, l’Università di Torino e, soprattutto, i detenuti della sezione del Polo Universitario.

Di seguito è possibile ascoltare la puntata integrale.

Rigonia #19 – La radio fatta in carcere, con Dentro e Fuori Blog

Racconti dal carcere di Torino e dall’Italia del Coronavirus

In questo episodio di Rigonia si è parlato di carcere, di pandemia e del XVI report dell’Assocazione Antigone sulle condizioni detentive.

In questo episodio di Rigonia, abbiamo approfittato del tempo e dello spazio a disposizione per raccontare gli eventi della pandemia Covid-19 in Italia dai punti di vista di un detenuto in semilibertà del carcere di Torino, ora ai domiciliari come misura di distanziamento sociale; dell’osservatorio dell’Associazione Antigone, che lo scorso 22 maggio ha pubblicato e diffuso il suo XVI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, e dalla voce del suo coordinatore nazionale, Susanna Marietti; e infine da quelli dell’associazione Il Contesto e il suo blog Dentro e Fuori, che da anni raccoglie voci ed esperienze dal carcere di Torino e partecipa con i suoi contenuti alla trasmissione Jailhouse Rock, in onda su Radio Popolare Network. Infine, anche da quello dell’iniziativa europea Prison Observatory, di cui la stessa Antigone è capofila.

Di seguito, il podcast dell’episodio. Buon ascolto.

Rigonia #18 – 25 maggio 2020 – Speciale Carcere