Dead Beat

Mi ha dato il LA dipartita a 101 anni del poeta Ferlinghetti piu’ che la annosa polemica con Asbesto, cultore della generazione-battito. A me non ha mai scaldato piu’ di tanto il jukebox all’idrogeno (che e’ una raccolta di Allen Ginsberg). Indegnamente quindi provo a miscelare qualche testo da ubuweb, qualche suono dell’epoca, magari un po’ piu’ tardo, perche’ proprio non sono capace, registrazioni a casaccio dal telefono.
Alla fine il silenzio. Buon viaggio Lawrence. Io ho ancora molto da studiare

23:00 un’ ora alla ricerca della generazione del Beat con fredd…

Notte= impro + Bombe

Ieri sera ho giocato un po’ con Marinetti. Serata di musica e parole in cui mi sono fatto cadere tra le mani “8 Anime in una bomba” il libro parolibero di Marinetti del 1919, in cui miscela tutto il PTSD della sua prima guerra mondiale in trincea, della crudelta’ futurista, di Fiume.

Lettura, suoni, temporali, gatti che corrono e fan cadere cose a microfono aperto…

Buon ascolto.

Nulla + Nulla = Radio Aleph

Si chiama “window“. È pensata come una finestra su altri mondi

“Window”,
installazione multimediale in tempo reale,
Gabriele “Asbesto” Zaverio, 2020

Scansioni, immagini senza padrone, webcam a guardia di luoghi diversi, migliaia; “configurate male”, lasciate visibili, dati, oceano di dati formato di punti singoli, spazi insignificati di universi paralleli. Punti irrilevanti. Eppure rilevanti per qualcuno, che ha aquistato, puntato, messo a fuoco (e spesso lasciato li) la camera di sorveglianza.

E noi tramite questa finestra vediamo. E non sembra avere senso. Perche’ il senso e’ nella parte che manca.

Una installazione di Gabriele “Asbesto” Zaverio, che sembra voler dare una semantica algoritmica al racconto di Louis Borges “L’ Aleph”.
Cercavate il mitico punto di flesso in cui tutti gli universi sono uno?
Bene, a fette di 20 secondi, osservate vite a caso catturate da camere messe per ragioni sconosciute che producono dati significativi per qualcuno e lasciate vagare la vostra mente. L’effetto e’ imprevedibile e poetico.

http://zaverio.com/~asbesto/cam/

Il gioco delle poesie lette sul momento

Un’incursione ma anche un esperimento ma anche una cosa fatta di pancia ma anche un modo per scialarsi.

Nella mattinata del 23 aprile 2020, in una delle tante incursioni su Radio Antidoto, abbiamo giocato a leggere le poesia sul momento. Le poesie sono state messe in onda via Telegram, approfittando del naturale missaggio che l’app realizza quando c’è una musica che va e si vuole ascoltare un vocale. Di seguito gli estratti delle letture e i testi delle poesie su cui ci siamo cimentati.

Il balcone (Eugenio Montale)

Pareva facile giuoco
mutare in nulla lo spazio
che m’era aperto, in un tedio
malcerto il certo tuo fuoco.

Ora a quel vuoto ho congiunto 5
ogni mio tardo motivo,
sull’arduo nulla si spunta
l’ansia di attenderti vivo.

La vita che dà barlumi
è quella che sola tu scorgi. 10
A lei ti sporgi da questa
finestra che non s’illumina.

Legge: Fredd

In me il tuo ricordo (Vittorio Sereni)

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

Legge: Rigoni

Le mani (Vittorio Sereni)

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

Legge: Marty

A se stesso (Giacomo Leopardi)

Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.

Legge: Fabio

Meriggiare pallido e assorto (Eugenio Montale)

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Legge: Rigoni

La declamazione futurista (F. T. Marinetti)

Legge: Fredd

E allora noi vili (Cesare Pavese)

E allora noi vili
che amavamo la sera
bisbigliante, le case,
i sentieri sul fiume,
le luci rosse e sporche
di quei luoghi, il dolore
addolcito e taciuto ‒
noi strappammo le mani
dalla viva catena
e tacemmo, ma il cuore
ci sussultò di sangue,
e non fu piú dolcezza,
non fu piú abbandonarsi
al sentiero sul fiume ‒
‒ non piú servi, sapemmo
di essere soli e vivi.

Legge: Fredd
Legge: Cris
Legge: Chiara

La capra (Umberto Saba)

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

Legge: Chiara

Infine, c’è una poesia che non è stata letta…


George Gray (Edgar Lee Masters)

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrí e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio –
è una barca che anela al mare eppure lo teme.


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Radio (e video) poesia

In questi giorni si è letta molta poesia in radio. E è un esercizio sorprendente di immaginazione e musica, il suono, la ritmica…
Si parla spesso per versi, o con analogie che sono un toccasana per la nostra capacita’ di esprimerci in modo complesso e destrutturato.

Mose’ Previti ha da parecchi anni un progetto brillante di ricerca visuale e poetica, molto surreale nel linguaggio, crudo alle volte e volutamente evocativo, tra il collage sonoro e l’animazione, l’object trouve‘ e la composizione cut-up.

Uno stile particolare. Il progetto si chiama “Adesso Premium” e potete trovarlo qui su youtube.

Colapisci

So matri lu chiamava: Colapisci!
sempri a mari, a mari, scura e brisci,
ciata ‘u sciroccu, zottiati sferra,
o Piscicola miu trasi ntera!
Iddu sciddicava comu anghidda
siguennu ‘u sò distinu, la sò stidda.
Annava fora, facia lagghi giri,
e Canzirri, ‘o Faru e Petri Niri.
Un ghionnu sò maistà ‘u vinni a sapiri,
e si pprisintau a iddu cù stu diri:

Iò sacciu chi si l’incantu da’ rivera
e di lu Faru potti la bannera,
scinni ‘o funnu a metri, passi e milia
e dimmi com’è cumposta la Sigilìa,
sè supra rocchi, massi o mammurina
e qual’è la posa di la tò Missina.
E Colapisci, figghiolu abbidienti
mpizzau ‘o funnu, rittu tempu nenti.
‘U Re facìa: chi beddu asimplari
e figghiu a Cariddi e non si nigari.

Sulligitu nchianau Colapisci
comu murina chi so’ canni lisci,
dicennu: “maistà ‘a bedda Missina
vessu punenti pari chi ssi ‘ncrina.
Sù tri culonni cà tenunu mpedi,
una è rutta, una è sana e l’autra cedi.

Ma ‘u Re tistazza ‘i gemmanisi
‘u rimannau pi’ n’autri centu stisi.
Iddu ssummau e ci dissi: Maistà
è tutta focu ‘a basi dà cità.
‘U Re ‘llampau e ‘n ‘coppu i maretta
‘i sgarru ci sfilau la vigghetta.

Giovi, Nettunu, dissi a vuci china,
quantu fu latra sta ributtatina.
Oh Colapisci, scinni lupu ‘i mari
e vidi si mi la poi tu truvari!
Era cumprimentu dà rigina,
l’haiu a malaggurio e ruina.

E Colapisci, nuncenti, figghiu miu,
‘a facci sa fici ianca dù spirìu
dicennu: Maistà gran dignitari
mi raccumannu sulu ‘o Diu dù mari.
e tempu nenti fici a gira e vota
scutuliau a cuta e a lena sciota
tagghiau ‘i centru e centru a testa sutta
e si ‘ndirizzau pà culonna rutta.

Ciccava Colapisci ‘i tutti i lati
cu di mani russi Lazzariati,
ciccau comu potti ‘ntò funnali
ma i boddira ‘nchianavanu ‘ncanali.
‘U mari avia ‘a facci ‘i viddi ramu
e allura ‘u Re ci fici ‘stu richiamu:
Colapisci chi fai, dimurasti?
e a vint’una i cavaddi foru all’asti.

E Cola cecca e cecca ‘ntà lu strittu
‘st ‘aneddu fattu, ‘ntà l’anticu Agittu.
Sò matri, mischinedda ancora ‘u chiama
cà mani a janga e ‘ncori ‘na lama.
Ma Colapisci cecca e cicchirà
st’aneddu d’oru pi l’atennità.

Poesia di Maria Costa, poetessa messinese

Cose al contrario

Cose al contrario.

Sto andando a dormire.

È mezzanotte,

tra poco potrebbero essere le 4 del mattino o le 5.

Vengo dalla Luna, sono scesa con una scala e mi sono seduta sul mare.


Sono davvero poca roba.

Non so camminare.

Non so respirare.

Sono al contrario.

Ho la testa sulle gambe.

Le braccia nei piedi.

Il naso all’indietro.

Cose al contrario.

Mi sono appena svegliata.

Sono le 9.

Sono tornata indietro nel tempo.

Non so parlare e nemmeno fischiare.

Non so sperimentare.

Non so raccontare.

Per sperimentare.

Bisogna preparare.

Altrimenti ho la testa piena di pensieri. Pensieri a forma di pasta, di righe, pensieri gommosi e rimbalzanti.

Ho sempre programmato tutto.

Sulla mia agenda ho appuntamento il 20 aprile. Già fissato.

E se il 20 aprile non esistesse più?

Oggi è venerdì.

Il giorno dell’esperimento.

Esperiamo

Espelliamo

Elaboriamo

Esplodiamo

Mi state tutti sul cazzo.

Ma oggi è tutto al contrario.

Sono felice.

Allora brilliamo.

Sono affamata.

Allora mangiamo.

Ripetiamo

Scolliamo

Viaggiamo

Quando voglio calmare non faccio altro che agitare.

Il giorno delle incursioni

Il giorno delle percussioni

Il giorno degli umori

Il giorno degli ormoni

Il giorno o muori

Conto le sigarette che fumo.

Tiro

Miro

Spiro

Biro

Ma scrivo con la penna