Olio?

Ragazzi e un campo si olive di ogni tipo..dalla selvatica alla nocellara,alla bianco lilla a quelle da tavola.. hanno raccolto a mano come si faceva “all’antica..”
Mossi dall’entusiasmo comunitario e dalla voglia di non rimanere fermi ad aspettare un lavoro che caschi dal cielo..ci siamo detti andiamo a raccogliere olive! Oro Verde, aroma fruttato, amaro e piccante al punto giusto, una vera esplosione di sapore intenso e vero!

Ora abbiamo un bel po’ d’OLIO super extra vergine che piu’ non si puo’.. chi ne vuole comprare un po’?

Beh contattatemi pure in privato (giogio sulla chat ascoltatori di Telegram

Le paure da guardare di Gio’Gio’ e Grazia

Oggi splendida incursione di Gio e di Grazia dalla TNT land. Ci hanno regalato una frizzantissima oretta di radio a due, con musica e chiacchiera. Il tema e’ la paura, e e’ stato come sentirle tutte, in pensieri parole opere e omissioni…

Tanto, ci spiegano in radio, non si puo’ raccogliere olive oggi perche’ piove qui nella campagna di Piazza Armerina. E cosi’ pare che ci sia un camper parcheggiato fuori e dentro le nostre due eroine ci parlano di paure.

Gio’ Gio’ e Grazia

Tutti nella vita abbiamo ascoltato la radio, ma essere dall’altra parte, dalla parte di chi conduce è bel altra cosa. Oggi, con Radio Antidoto, ho provato l’ebrezza del microfono e con la compagnia di Giorgia tutto si è rivelato molto più piacevole, divertente ed istruttivo del previsto. Grazie!

Come ci dice Grazia…

Beh e’ stato bello, vediamo se riusciamo a darvi la registrazione… buon divertimento!

Incontriamo artigiani. Alice e Laura lavorano il cuoio.

Alice Padovani ha 26 anni ed è felice ogni giorno di andare in laboratorio a creare, tagliare, cucire pelli e spera di fare questo lavoro tutta la vita. Alice, insieme alla mamma Laura, sceglie pelli di scarto degli animali da macello tinte in Toscana con colori vegetali e nel laboratorio/negozio, che è anche luogo di incontro, creano e realizzano a mano, borse bellissime che personalizzano insieme alle loro clienti.

Oggi pomeriggio siamo andati a trovare Alice e Laura in laboratorio e con entusiasmo, ironia e energia hanno raccontato in diretta Radio Antidoto un pezzetto di vita.

Zingarofilia.

Prima puntata. Di Emanuela Miconi.

Da tempi immemorabili gli zingari calcano le strade del mondo, migrano come uccelli di passo da un luogo all’altro, sostano e ripartono, spesso allontanati, scacciati, perseguitati o semplicemente mal tollerati da chi zingaro non è, e mai, per nulla al mondo, vorrebbe esserlo. Immagine di un’alterità irriducibile, di loro ben poco conosciamo, al punto che anche il nome che attribuiamo al loro popolo, i Rom, per essi non riveste significato alcuno, se non quello generico riferito al sostantivo maschile “uomo”.

Di origini incerte, provenienti da un non-luogo misterioso, collocato in un esotico quanto più indefinito Oriente, poco propensi a compromessi culturali e, tanto meno, ad auspicate integrazioni sociali, i Rom oggi vivono ai margini delle nostre metropoli: un “popolo-resistenza” confinato nel degrado e nelle peggiori brutture di una civiltà sempre più determinata a emarginare, se non annientare, chi non si adegua a modelli e a parametri ritenuti univocamente “migliori”. Sporchi, brutti e cattivi, gli zingari, con la loro sola presenza, minano le sicurezze acquisite dai Gagè ( i non-zingari, in lingua romanès), rifiutano ogni prospettiva di omologazione a canoni esistenziali ritenuti poco consoni al proprio stile di vita, caparbiamente rivendicato e difeso. Per parte nostra, noi Gagè, opponiamo loro uno strenuo rifiuto e loro, alla stessa stregua, ci ripagano di una analoga moneta, offendendo in tal modo la nostra arroganza di civilizzatori del mondo.
Agli occhi dei più, irriducibilmente ladri, bugiardi, malavitosi, talvolta violenti, gli zingari popolano gli incubi dei buoni borghesi e al contempo ne alimentano i sogni di libertà e sensuale felicità. Di questo è testimone la grande letteratura, proprio perché sorta a contrastare quel mondo quotidiano che “ci affligge e ci affatica, e quel che è peggio ci annoia”, arte predisposta a creare “per noi mondi e oggetti diversi” e a rendere possibile a ciascuno, per un solo fugace, brevissimo istante,di “obliare la vita che fugge affannosa” (U. Foscolo) Carmen è magra, un tratto di bistro / cerchia il suo occhio di gitana. / Sono neri e sinistri i suoi capelli, / la pelle è il diavolo che l’ha conciata. // Le donne dicono che è orrenda, / ma tutti gli uomini ne sono pazzi: /e l’arcivescovo di Toledo / canta messa alle sue ginocchia (…) Così questa moretta / Vince le bellezze più altere,/ e la luce cocente dei suoi occhi / riaccende nei sazi la fiamma: // nel suo orrore piccante c’è un grano / di quel sale marino / da cui emerse nuda e provocante / da abissi amari l’acre Venere. (P.de Merimé)
Solo ad un poeta è consentito di trasfigurare le innumerevoli e anonime creature «magre et nigre» che hanno affollato le cronache del passato, le tante miserabili chiromanti, straccione e vagabonde per le strade dell’Europa moderna, in una figura di erotismo e sensualità che conserva nel suo intimo il richiamo alla più bella delle dee e consente anche al più reietto degli uomini di porsi a «passeggiare sovra le stelle» (U. Foscolo)
Chi non conosce Carmen? La dolce, sensuale e violenta creatura che giurando odio e amore in punto di morte al suo Don Josè, ricorda di essere per sempre la sua romnì, la zingara che suscita in noi, nella grandiosa
finzione della poesia, il moto di compassione e di umana pietà che in pochi, saremmo disposti a tributare anche a quella sua “profetica tribù dalle pupille ardenti” (CH. Baudelaire), di cui nulla ancora oggi sappiamo.

Con Manu ci conosciamo, siamo amiche, fin dalla nascita; lunghi pomeriggi a giocare e quante volte pranzo e cena insieme, ricordo ancora il profumo della fettina al burro che ci preparava sua nonna. Da bambine, in prima elementare, abbiamo partecipato ad un concorso in maschera, lei con costume ungherese ed io con l’abito tradizionale della cultura giapponese, un kimono con grandi fiori gialli su sfondo nero, che la mia mamma, sarta, mi aveva confezionato. Insieme abbiamo vissuto l’emozione del primo volo aereo da Genova a Roma. Abbiamo frequentato la stessa classe alle elementari, alle medie e anche alle superiori. Poi Manu si è iscritta a Lingue ed io ad Architettura e abbiamo condiviso la stessa casa a Genova, per due anni. Dopo l’università ci siamo viste nei momenti importanti, qualcuno molto doloroso, ma frequentate di rado. Il nostro legame è forte e malgrado i percorsi differenti condividiamo gli stessi valori. Ieri, domenica, ci siamo incontrate fino dal mattino a casa sua, ai Mazzocchi e dopo una tazza di caffè nero e una fetta di crostata, Manu ha raccontato in diretta Radio Antidoto come è nata la sua passione per gli zingari. Poi ci siamo dedicate, insieme a suo marito Marco, e in compagnia di Nina e Zoe, a mangiare e bere vino; ci siamo fatti un bel po’ di risate, c’è stato qualche momento di commozione e godendo il presente abbiamo ricordato il passato e riflettuto sul futuro. Senza che ce ne accorgessimo si è fatto molto tardi ed era notte quando ho fatto ritorno a casa colma di gioia.

Qui trovate la registrazione della prima puntata dedicata agli zingari. L’appuntamento è per domenica prossima con un altro racconto.

Emanuela Miconi laureatasi in Lingue e Letterature straniere all’università di Genova, è stata per quasi trent’anni insegnante in scuole di vario ordine e grado e nel 2006 ha ottenuto una seconda laurea in Filosofia. Entrata in contatto, per ragioni personali, con alcune famiglie Rom stanziate nella Francia meridionale, ha iniziato ad interessarsi alla cultura gitana, fino a farne l’argomento di un dottorato di ricerca in Letterature comparate, conseguito nel 2010 con una tesi dal titolo “Zingara strìa, zingara giudìa. Figure di alterità e marginalità, fra letteratura e storia, nell’Europa moderna”.
Come docente ha partecipato, negli anni 90, ad un progetto di
scolarizzazione di bambini Rom profughi dalla Ex Jugoslavia: ben poco,
rispetto alle aspettative didattiche, ha realizzato con i piccoli allievi
ma, in compenso, ha raggiunto lei stessa, con sua grande gioia, un discreto
livello di “romizzazione”, fatto che le ha consentito di meglio comprendere,
dall’interno, il mondo zingaro.
Ama visceralmente le lingue straniere e vorrebbe avere a disposizione
innumerevoli vite, disponibile anche al patto diabolico, pur di apprenderle
tutte, incluse quelle estinte!
Non in ultimo, appassionata di letteratura, filosofia, mistica ed esoterismo
continua, quando le è possibile, a leggere, studiare e scrivere, riempiendo
di sogni i suoi cassetti.
Vive attualmente con il marito e due cani tra la Liguria e le Alpi franco-piemontesi. Da tempo non frequenta più i campi rom (e li guarda da
lontano con un po’ di nostalgia) ma quando incontra gli amici li saluta
dicendo Mishtò e si accommiata da loro mai dimenticando di augurare a
ciascuno, dal più profondo del cuore, Taves Baxtalè.

* Mishtò e Taves Baxtalè sono i due saluti più usuali in lingua romanes,
parlata dagli zingari di tutto il mondo, rispettivamente traducibili il
primo con il nostro “ciao” e il secondo letteralmente con “Buon destino”.

Incontriamo artigiani. Aldo crea col vetro.

Aldo Giannone è nato a Murano ma ha sempre vissuto ad Alassio. Nel laboratorio di Borgo Coscia il nonno gli ha insegnato come lavorare il vetro. Da poco più di un anno, insieme alla moglie Monika, Aldo si è trasferito nel budello dove crea perle per bracciali e collane ma possiamo anche trovarlo in giro per mercatini. E’ un artigiano, un lavoratore esperto, che con la torcia da banco lavora il vetro con la fiamma.

Abbiamo chiesto ad Alessandra Rigano paper and pixel designer, con ottimi gusti musicali, che da Catania ha ascoltato la diretta di Aldo ed è intervenuta nel dialogo in chat (https://t.me/joinchat/AKuxw0c8VZQN2C2DohqXNQ) di esprimere il suo pensiero riguardo agli artigiani.

“Quasi la totalità degli artigiani che conosco è offeso dal terzo millennio.

Per mia smania o anche solo per casualità, ho avuto il privilegio di incontrare soprattutto tipografi, tappezzieri, falegnami.
Per un motivo o per un altro, ad un certo punto la conversazione cade sempre sul dopo, sui figli, sulla trasmissione del sapere. Dove anni fa mi capitava di incontrare orgoglio, aspettativa, imposizione, adesso ritrovo solo delusione. Come in Aldo.

I figli farebbero bene ad emanciparsi e di fatti lo fanno. Si iscrivono a tutto il digital che c’è, a ogni possibile comunicazione, a tutta l’innovazione.
Vince la terribile narrativa del turbofuturodigitalinnovation che li mortifica e gli dà modo di sguazzare in buone dosi di autocommiserazione.

Come facciamo a spiegargli che in molti gli si vuole ancora bene, che vogliamo imparare da loro, che c’è ancora del valore in quello che pensano e fanno?
Come la scardiniamo questo discutibile ruolo di glorificata nemesi che forse ha assunto per loro il digitale?”

Grazie Alessandra per il tuo prezioso contributo. E grazie per la domanda finale che tiene aperto il dialogo. Chi volesse intervenire può unirsi alla chat https://t.me/joinchat/AKuxw0c8VZQN2C2DohqXNQ !

Alessandra Rigano. Laureata in Graphic design presso Accademia di belle arti di Catania. Lead Community Manager presso GDG Catania, Catania Chapter Lead presso Women Techmakers Italia e Design Lead presso Skylabs Group

https://www.linkedin.com/in/alessandrarigano/; https://t.me/random_inputs?fbclid=IwAR10EYB-k9uegJv_Cd9HX13AtUHqXgwYUPcE8otUhYG7xRzjYcYSrDxVyx8

Diario di viaggio sonoro

Questa incursione nasce da un esperimento: un diario di viaggio sonoro. Quest’estate ho raccolto suoni, versi, conversazioni, rumori ambientali, estratti di concerti, improvvisazioni nell’arco di tre mesi in svariate location, tra Londra, Parigi, Bologna, Comacchio, Firenze, Venezia, Trieste, La Tuscia, Roma. Questo mix, volutamente estemporaneo, personale e diretto, e’ la parte iniziale di un progetto multimediale piu’ grande che includera’ immagini video e suoni.

Ordine dei suoni:
Arpa
Volpi in giardino
Sul canale di Parigi
Conversazione in giardino
Daniele Roccato
Campane a Comacchio
Campane a Venezia
Barca netturbino
Vecchie veneziane
Addio al celibato a Trieste
Musici in piazza
Ivan blocca il telefono
Archeologa pazza a Trevignano
Canzoni romane
Tomba etrusca
Conversazioni nel backstage
Conversazioni su Gesù
Malamore
Canzone Toscana
Improvvisazione blues
A teatro
Spiegando la tecnologia al padre
More blues
Clavicembalo
Madrigale
Conferenza di musicologia
Cannone delle 12 a Roma
Porta portese
One man band
‘Questa non ho idea di come sia’
Carillon russo
Cabaret zodiacale
Abbazia di Farfa
Cavalli da trotto
Jam session al matrimonio
Jealous guy
Waiting for the tube

La puntata zero

Stati generici - pecora

Una vera e propria prova questa prima puntata degli “Stati Generici”, quella che in gergo viene chiamata zero. Fabio e Cristina cercano di trovare una messa a terra di ciò di cui hanno parlato nei giorni scorsi. Fra collegamenti internet, audio troppo alti, troppo bassi o inesistenti, i due conduttori si barcamenano tra un link e un altro con l’unico scopo di essere generici.

Per conoscere i link di cui Fabio e Cristina hanno parlato durante questa puntata, leggi il post su substack.

Puoi ascoltare il podcast qui

La seconda, che poi ufficialmente è la prima, puntata de Gli Stati Generici Gli Stati Generici

In pre-semilockdown Cristina e Fabio vi portano una serie di link da leggere, guardare, commentare e condividere nei prossimi trenta giorni. Magari ascoltando in loop questa seconda puntata (che poi è la prima ufficiale) de Gli Stati Generici.Tutti i link sono su https://statigenerici.substack.com/p/puntata-uno
  1. La seconda, che poi ufficialmente è la prima, puntata de Gli Stati Generici
  2. La puntata zero

Cosa sono gli “Stati Generici”

Con la nascita del world wide web nessuno si può più permettere di dire di non conoscere una cosa. Basta cercarla online. Ogni mese su Radio Antidoto, in podcast e in una newsletter, gli “Stati Generici” vi forniscono una serie di link “non per sapere tutto, ma per sapere di tutto un po'”.

Radio Submarine

Ricevo e traduco il testo di Yara Mekaway, artista egiziana, panafricanista, che scrive dal Cairo. Mi parla di “Radio Submarine”, il suo progetto di ascolto musicale sull’africa. Yara miscela musiche da una nazione alla volta tutte le domeniche alle 21:00 su radio antidoto. Ma abbiamo cominciato ormai due anni fa, sempre dandogli il supporto tramite trasformatorio su radio.dyne.

Scrive Yara alla sua Africa:

Un continente ci unisce, culture diverse, innumerevoli razze e tribù, multi colori, diversità sociale, etnie, religioni e origini, la moltitudine sulla stessa terra. Questa è l’Africa, il continente che negli anni ha fatto della storia un’identità costante. Ha 54 stati pienamente riconosciuti, tra 1250 e 3000 lingue native, una civiltà che l’abita ininterrottamente a partire dai primi esseri umani.

Attraverso il tempo in cui la cultura africana si e’ cristallizzata, la musica ha parlato in nome dei popoli, la musica riflette l’unità della terra, la diversità delle genti; la musica si muove come l’aria, varca i confini come i pesci dei mari, è la musica africana che fa vedere l’Africa.

Accolta come artista, ho viaggiato in molti paesi; in Europa e in Africa, ho viaggiato con la mia musica come identita’: una ragazza musulmana africana egiziana che parla arabo e suona beat. Ogni volta che presento la mia musica entro in contatto con esperienze diverse e incontro persone di diversa estrazione, ognuna guarda l’Egitto da una diversa angolazione, quella posizione nel cuore del Medio Oriente, o quella storia della grande civiltà dei faraoni. Poche persone che ancora ricordano che l’Egitto si trova in Africa. Queste numerose classificazioni ideologiche mi hanno fatto pensare alla mia identità africana, alla diversità delle persone sulla stessa terra, alle diverse lingue che ballano sugli stessi ritmi.

La musica è ciò che ci ha uniti. La varietà delle melodie indica la diversità nelle società, la musica è la lingua dei popoli, puoi conoscere le comunità attraverso ciò che cantano. Questo mi ha spinto a tuffarmi nella musica africana, riavvicinamento con i miei vicini nella stessa zona, con lingue diverse e colori, ho sentito che la musica è il linguaggio unificato, puoi conoscere la sua gente studiando i toni dei loro tamburi.
Nel concetto di tuffarsi nella storia della musica africana, ho avviato nel 2017 il progetto (Radio SUBMARINE) che è una trasmissione radiofonica online che porta ogni settimana un’ora di musica dal vivo da ogni paese dell’Africa, questo progetto che mira ad archiviare l’Africa attraverso la musicologia sonora, esplorando le società africane con la loro musica, ascoltando diversi tipi di generi musicali e molte lingue, questo progetto si basa sulla musica africana che la tradizione suonava principalmente nei raduni in occasioni speciali della musica tradizionale dell’Africa, data la vastità di il continente, è storicamente antico, ricco e diversificato, con diverse regioni e nazioni dell’Africa che hanno molte tradizioni musicali distinte. La musica in Africa è molto importante quando si parla di religione. I canti e la musica sono usati nei rituali e nelle cerimonie religiose, per tramandare storie di generazione in generazione, nonché per cantare e ballare.
Radio SUBMARINE è una trasmissione online che mira ad archiviare l’Africa attraverso la musicologia sonora, esplorare le società africane con la loro musica, ascoltare diversi tipi di generi musicali e molte lingue, questo progetto si basa sulla musica africana che la tradizione ha suonato principalmente negli incontri in occasioni speciali del musica tradizionale dell’Africa, data la vastità del continente. Questo progetto si concentra sulla riproduzione di musica alternativa, musica elettronica, tracce di sound art e paesaggi sonori di diverse società per esplorare di più su ogni scena musicale in ogni città in Africa.

https://yaramekawei.wixsite.com/yaramekawei/radio-submarine

Yara Mekawei

Yara e’ anche su instagram https://www.instagram.com/yamekawei/

mentre le puntate di Radio Submarine potete trovarle anche su soundcloud