Inquietudine

Ieri sera all’ultimo momento ho cambiato idea e ho parlato di Poesia. E di Pessoa. E di Bernardo Soares.

Il privilegio di essere, sensibilmente e letterariamente attraverso un eteronimo, o uno spirito generato da dentro un immaginazione, canalizzato fuori da Fernando Pessoa, che potrebbe essere stato anche egli uno spirito generato e non un corpo…

Insomma ho cercato di parlare di un libro che mi ha sempre appassionato in modo libero, free flowing, curioso. Il risultato per chi se lo volesse ascoltare e’ qui.

Ah, ieri era il mio compleanno, questo e’ il regalo che mi sono fatto grazie alla radio(*)…

La tramissione puo’ essere sentita seguendo questo link al nostro archivio

Libro dell'Inquietudine
left overs int he morning

(*) qualcosa che dice molto di me e’ che in tramissione dico: “Pessoa e’ nato il mio stesso giorno” e non viceversa. Non posso che vedere la realta’ attraverso i miei stessi occhi. Il mio essere soggetto. E’ la mia piccola versione inconsapevole di “essere nel mondo”. Non credo sia narcisismo, perche’ l’amore e’ cieco e l’amore per se stesso vede solo la propria immagine. E’ centro. E il centro e’ dinamico, si muove, anzi e’ proprio il suo giocare sull’intero, sull’equilibrio, a produrre il movimento e il controllo… comunque sono io ad essere nato lo stesso giorno di Yeats e Pessoa, e non viceversa .

Nulla + Nulla = Radio Aleph

Si chiama “window“. È pensata come una finestra su altri mondi

“Window”,
installazione multimediale in tempo reale,
Gabriele “Asbesto” Zaverio, 2020

Scansioni, immagini senza padrone, webcam a guardia di luoghi diversi, migliaia; “configurate male”, lasciate visibili, dati, oceano di dati formato di punti singoli, spazi insignificati di universi paralleli. Punti irrilevanti. Eppure rilevanti per qualcuno, che ha aquistato, puntato, messo a fuoco (e spesso lasciato li) la camera di sorveglianza.

E noi tramite questa finestra vediamo. E non sembra avere senso. Perche’ il senso e’ nella parte che manca.

Una installazione di Gabriele “Asbesto” Zaverio, che sembra voler dare una semantica algoritmica al racconto di Louis Borges “L’ Aleph”.
Cercavate il mitico punto di flesso in cui tutti gli universi sono uno?
Bene, a fette di 20 secondi, osservate vite a caso catturate da camere messe per ragioni sconosciute che producono dati significativi per qualcuno e lasciate vagare la vostra mente. L’effetto e’ imprevedibile e poetico.

http://zaverio.com/~asbesto/cam/