Guide invisibili

La radio e il suono come grimaldello per scardinare qualche barriera nella società, praticamente la radio come strumento di cambiamento sociale.

Passeggiate sonore di e con i nuovi cittadini: radio come strumento di cambiamento sociale.

Guide Invisibili è un progetto di storytelling audio curato da venti giovani migranti: una serie di audio guide che accompagnano il visitatore attraverso una Roma come non l’hanno mai immaginata.

Le Guide prendono spunto dalla visione sociale generalizzata, che vede il migrante come semplice ospite, e cerca di sostituirla con un’immagine più complessa e sfaccettata. Il migrante è un cittadino a pieno titolo detentore di tutti i diritti sociali e civili, e si fa narratore di luoghi e di situazioni.

Un percorso che accompagna il visitatore in una sorta di viaggio spazio-temporale, in quella realtà che fonde i luoghi geografici con l’esperienza del vissuto, le aspettative del passato e i pensieri del futuro.

Per parlare delle Guide Invisibili ho sentito Marco Stefanelli, un amico appassionato di radio, fermamente convinto che proprio la radio e il suono possano offrirci un grimaldello per provare a scardinare qualche barriera nella società, praticamente la radio come uno strumento di cambiamento sociale.

E se ascoltando l’intervista vi viene voglia di partecipare ad una delle passeggiate per le vie di Roma, mi raccomando, salutate Marco da parte mia e ditegli che l’avete ascoltato su Radio Antidoto. Per il calendario completo delle passeggiate e per tutte le informazioni per prenotarvi visitate la pagina di Guide Invisibili. E visto che ci siete, metteteci pure un bel ‘mi piace’. Sul canale Guide Invisibili su soundcloud potete ascoltare i trailers e molto altro.

Il teatro a casa. Per telefono.

Theatre on a line è impossibile da catalogare e si può solo vivere. Dall’interno.

Quello proposto da Roberta Bosetti e Renato Cuocolo non è uno stratagemma ideato per superare gli ostacoli imposti dal covid-19, ma uno dei tanti esempi di come hanno riscritto le regole del teatro.

La loro analisi dell’uncanny ha portato CuocoloBosetti | Iraa Theatre a presentare i loro spettacoli dentro la loro casa, dentro la casa degli altri (a volta anche bendando e ammanettando gli spettatori), dentro ambienti completamente al buio, navigabili solo attraverso visori notturni, dentro stanze di hotel, per uno spettatore alla volta.

Theatre on a line è l’ennesimo esempio di come certo teatro sia impossibile da catalogare e si possa solo vivere. Dall’interno.

Roberta Bosetti
Renato Cuocolo

Immobilità sociale, ovvero come viene distorta la visione della società

Tiziano Bonini, sociologo della comunicazione, riflette sull’impatto dell’immobilità sociale nel settore delle arti e della comunicazione.

Quelli che riescono a trovare un impego nel mondo della cultura e della comunicazione non sono necessariamente le persone più brave ma piuttosto quelle che alle spalle hanno una famiglia ricca di capitale economico e di capitale sociale. Il primo è indispensabile per poter vivere mentre si va avanti tra uno stage e un tirocinio non pagati, il secondo è fondamentale per essere presenti negli ambienti giusti.

È un quadro disarmante quanto reale, e a dimostrarlo ci sono i dati: solo il 12% delle persone che lavorano nell’industria della televisione e dalla radio proviene da famiglie working class, sebbene le famiglie working class rappresentino la grande maggiroanza della popolazione. Come è possibile allora l’immagine che viene presentata nelle arti e attraverso la comunicazione risponda alla realtà, quando a costruire questa immaagine è una piccola minoranza?

Questa una delle riflessioni dalle quali parte Tiziano Bonino nella lucida analisi che presenta in un articolo intitolato Il lavoro culturale ha bisogno di una lotta (creativa) di classe. Una volta letto l’articolo, ritrovatamici dentro, ho contattato il docente dell’Università di Siena ed esperto di media e comunicazione per una chiacchierata.

Transustanziazione di CM

Chi era quest’altra Cristina Marras che si muoveva da un’università all’altra, parlava il tedesco e si occupava di comunicazione?

Ogni volta che cercavo il mio nome in rete venivo travolta da una valanga di interessantissimi articoli pubblicati su prestigiose riviste accademiche in inglese e in tedesco che parlavano di linguaggio, di filosofia e di comunicazione. Chi era questa Cristina Marras che si muoveva da un’università all’altra, parlava il tedesco e si occupava di comunicazione? Contemporaneamente, un’altra Cristina Marras provava gli stessi sentimenti leggendo di me che abitavo in Australia dove lavoravo in radio e producevo radiodrammi. Finalmente ci siamo incontrate. E abbiamo cominciato a collaborare.

Il link all’articolo accademico pubblicato da Cristina Marras sul progetto Andata e Ritorno (A/R): dalle Parole alla Materia.

Adolescenti in lockdown

È possibile che la sua apparente serenità nasconda invece l’inquietudine?

Faccio le stesse cose di prima, però di più

Ha compiuto diciassette anni a metà aprile mio figlio, mentre eravamo nella fase uno. Nonostante l’isolamento totale, siamo riusciti a far arrivare a casa una torta e abbiamo organizzato una videochiamata-sorpresa con i suoi compagni di scuola.

Durante i 54 giorni di assoluto isolamento è uscito solo per portare giù la spazzatura, e una volta, quando ormai mancavano pochi giorni all’inizio della fase due, è andato al supermercato per vedere come era diventata la città, le strade deserte, le serrande abbassate, le file distanziate per entrare al supermercato, le nuove regole di lontananza sociale.

I giorni dell’isolamento li abbiamo trascorsi anche noi a stretto contatto gli uni degli altri, come tutti, e mio figlio per tutto il periodo non ha mostrato segni di insofferenza. Eppure io continuo a chiedermi, che impatto avranno queste settimane di assenza di contatti sociali nel suo futuro? È possibile che la sua apparente serenità nasconda invece l’inquietudine?

Gliel’ho chiesto, e lui mi ha risposto.

Infrasonica

Un catalizzatore per le vibrazioni emesse da quelle onde che operano ad una frequenza impercettibile all’orecchio umano.

Incontri dell’Open Publishing Fest

Infrasonica è una piattaforma digitale di culture non occidentali nata per documentare, analizzare e parlare del suono, della sua aura, dei suoi aspetti inquietanti, dei suoi legami con il mondo dell’udibile, del nascosto e del sensibile.

Nella sua dichiarazione di intenti, Infrasonica spiega di porsi quale catalizzatore per le vibrazioni emesse da quelle onde che operano ad una frequenza impercettibile all’orecchio umano, frequenze che vengono spesso generate da fenomeni ecologici immensi, come il movimento delle piattaforme tettoniche o le correnti più profonde degli oceani. 

white field with writing and sound spectrum

Infrasonica è una delle organizzazioni che partecipa all’Open Publishing Fest, l’evento pubblico decentralizzato che dal 18 al 29 maggio mette insieme tutte le comunità che credono nel software opensource, nell’open content e nei modelli di open publishing (mi scuso per l’utilizzo di questi termini in inglese, c’è nessuno che mi aiuta a renderli in italiano?).

Per scoprire in che modo gli intenti di Infrasonica vengono declinati al lato pratico, ho incontrato una delle fondatrici, Eloisa Travaglini e ho cominciato col chiederle di raccontarmi quali fossero i suoi suoni preferiti.

L’ intervista include alcuni passaggi dell’opera i@dreamt: Technologies of Enchantment di Patricia Domínguez & Radim Lisa, Terezie Štindlová and Futuro Fósil
Commissioned by the Royal College of Arts, London
Courtesy of the artists and Infrasonica
Link alla feature su Infrasonica: https://infrasonica.org/en/wave-1/idreamt

Solarpunk e acqua calda

Non un’utopia ma una mappa per arrivare ad una società sostenibile, sostenibile come ARETHA che produce acqua calda usando legno e lana di pecora.

Lana di pecora, legno e materiali riciclati le armi dei guerrieri del solarpunk

Non mi era mai capitato che il talent scelto per l’intervista mi dicesse di non aver mai sentito parlare dell’argomento della nostra chiacchierata, eppure, il fatto che l’intervista a Paolo Bonelli sul solarpunk inizi con Paolo Bonelli che mi chiede di spiegargli cosa è il solarpunk non è un errore, non ho scelto male il mio talent, è che il solarpunk è una nicchia all’interno di un movimento a sua volta di nicchia. Un movimento di nicchia nel mondo, e quasi sconosciuto in Italia, un movimento del quale Paolo Bonelli è entrato a far parte, senza saperlo, quando ha creato ARETHA (AiR Exchange THermal Assembly): un collettore solare realizzato con materiali poveri e di recupero, uno strumento per riscaldare grandi quantità di acqua usando solo materiali riciclati, e facilmente reperibili ovunque, senza bisogno di fabbriche, strutture o grandi investimenti, nel più totale rispetto dell’ambiente. Insomma, in pieno stile solarpunk.

Ma procediamo con ordine e rispondiamo alla domanda di Paolo Bonelli: cosa è il solarpunk?

Il solarpunk nasce come movimento letterario di fantascienza ottimista, ambientalista e socialista ponendosi subito in netta contrapposizione al movimento del cyberpunk. Laddove l’eroe cyberpunk è un lupo solitario (quasi sempre maschio) che si muove in un panorama (meglio ancora se postatomico) dove la natura è stata ridotta allo stremo da una tecnologizzazione indiscriminata e dalla distruzione delle risorse naturali, l’eroe solarpunk è un individuo (spesso una donna, una persona appartenente ad una delle comunità al margine, una persona dalla sessualità fluida o una persona dalle diverse abilità) che si muove in una ambiente caratterizzato da una natura lussureggiante che abita gli spazi urbani fondendosi in modo organico alle infrastrutture, in un panorama luminoso e armonioso che ricorda lo stile liberty.

Al centro del movimento solarpunk c’è il tentativo di costruire una società altruista e rispettosa della natura, con un’economia basata sull’utilizzo di energie rinnovabili. Un futuro che non rinnega la tecnologia ma la abbraccia per utilizzare quelle soluzioni (come la biologia sintetica e le reti sensoriali) che permettono alle comunità di vivere nel benessere, libere dalla schiavitù dell’economia al servizio del profitto individuale. Non un’utopia ma una mappa per arrivare ad una società sostenibile, sostenibile come ARETHA.

Paolo Bonelli ci racconta in questa intervista la genesi di ARETHA, un prototipo sperimentale di pannello solare in grado di produrre acqua calda per vari usi, impiegando materiali poveri come legno e lana di pecora al posto di quelli usati comunemente nei sistemi commerciali, e semplici tecniche costruttive, con tecniche concepite per impieghi in paesi in via di sviluppo o aree rurali, dove, vi è necessità di acqua sanitaria per ospedali o per il riscaldamento di serre o abitazioni. Una tecnologia che non richiede manutenzioni specialistiche o pezzi di ricambio che solo la casa madre è in grado di fornire, una tecnologia basata sull’impiego di materiali poveri, reperibili anche in luoghi lontani da contesti industriali e facilmente trasportabili, che richiede minime competenze tecniche per la sua costruzione e manutenzione. Questo significa anche sviluppo di piccole economie locali, spesso ignorate quando si realizzano opere finanziate da paesi più ricchi.

Viaggio dentro la mia casa

L’isolamento forzato trasforma l’appartamento in parco giochi da esplorare e i pochi passi che conducono da una stanza all’altra diventano la mappa di percorsi sorprendenti, miniature di viaggi fantastici.

Quando uscire è impossibile, ogni stanza diventa un luogo da esplorare

Quando ero bambina e non riuscivo ad addormentarmi, di solito svuotavo l’ultimo cassetto di un grande comò dove tenevo carte, fogli, tappi di bottiglia, perline spaiate, chiavi e tutte quelle cose che possono affascinare una ragazzina di dodici anni intrappolata in una stanza alle tre del mattino in una notte d’estate.

Una volta estratti tutti i miei tesori, li prendevo in mano, uno alla volta, e li fissavo a lungo in cerca di significati nascosti. Perché mi sembrava impossibile che non potesse capitare anche a me quello che vedevo puntualmente succedere ai personaggi dei miei libri preferiti che, costretti in situazioni di immobilità, riuscivano ad evadere attraverso la magia di oggetti a prima vista banali.

Adesso quando non riesco a dormire posso scegliere se leggere o ascoltare podcast. Ora che sono adulta posso addirittura alzarmi, guardare la tv, fare una torta e passeggiare per casa senza timore che qualcuno mi sgridi. Però mi è rimasta la curiosità delle cose banali, non più antidoto all’insonnia ma modo d’essere diventato automatismo. Così non c’è volta che mi capiti davanti una scatola di cioccolatini che non mi venga voglia di sollevare la parte di plastica dorata (o argentata) per controllare che non ci sia nascosto sotto qualcosa.

L’isolamento forzato a cui mi ha costretto il covid-19 mi ha dato l’opportunità di concedermi il lusso di lunghe (e lentissime) passeggiate dentro la mia casa, un appartamento al quarto piano nel centro di Cagliari. Per molti anni ho vissuto in case grandi con giardini (front & back yard), garage e spesso erano case con un secondo piano. Adesso i miei spazi abitativi sono molto ristretti e, se escludiamo il pianerottolo e le scale, tutto deve svolgersi dentro i metri quadri dell’appartamento. Se da un lato ho perso superfici calpestabili, dall’altro ho guadagnato intimità.

Ecco allora che l’isolamento forzato trasforma l’appartamento in parco giochi da esplorare e i pochi passi che conducono da una stanza all’altra diventano la mappa di percorsi sorprendenti, miniature di viaggi fantastici. Questo è quello che cerco di riprodurre in questo racconto, registrato in presa diretta tra le stanze di casa.

L’isolamento forzato del covid-19 ed il lusso di lunghe (e lentissime) passeggiate dentro la mia casa, alla ricerca di percorsi sorprendenti.

In onda nudi? Si può!

Un aspetto interessante dell’isolamento forzato è che ti costringe a trovare nuovi significati nelle cose quotidiane, perché altrimenti si muore di noia. È così che ho portato il microfono sotto la doccia.

Esperimento radiofonico con pausa per rifornimento bagnoschiuma

Un aspetto interessante dell’isolamento forzato è che ti costringe a trovare nuovi significati nelle cose quotidiane, perché altrimenti si muore di noia.

shower head on pink tiles
Photo by ONNE Beauty on Unsplash

Io i nuovi significati li cerco con il microfono in mano, spostandomi dalla sala alla cucina, dal balcone alla camera da letto, perché l’isolamento forzato non ha fatto altro che spostare nel chiuso della mia abitazione una ricerca stilistica che caratterizza da molti anni il mio lavoro: trovare lo straordinario nell’ordinario.

In tempi di covid-19 la sfida è ora diventata quella di trovare nuovi modi per esplorare il quotidiano. Se prima andavo in giro a raccogliere pillole di vita quotidiana che raccontavano la città, adesso ho rivolto tutta la mia attenzione ai gesti apparentemente banali, che aspettano solo uno sguardo più attento per rivelare le loro potenzialità narrative.

Ho trasferito lì il mio sguardo indagatore, nei piccoli fastidi giornalieri, nelle faccende domestiche, nelle piccole incombenze che torneranno a mimetizzarsi nello sfondo una volta finita questa lunghissima riflessione forzata.

Intanto però continuo a guardarmi attorno alla ricerca di paesaggi quotidiani da esplorare in questo stato collettivo di realtà sospesa.

È così che ho portato il microfono sotto la doccia.

Cristina si fa la doccia: esperimento radiofonico di messa a nudo della ricerca stilistica con pausa per rifornimento bagnoschiuma.