Rebus Foundation

Cristina Marras meets Leigh Kinch Pedrosa, communications and partnerships manager for the Rebus Foundation, as a part of the Open Publishing Fest.

Building a new publishing ecosystem, based on open principles

Reading and writing are central aspects of our intellectual lives. While written texts are not the only parts of our media landscape, they maintain a critical place in our culture, documenting human knowledge and experience.

The Rebus Foundation acts as an advocate and champion for new publishing models and technologies, generating ideas and initiatives for reading and writing on the web, while bringing people and resources together.

Cristina Marras meets Leigh Kinch Pedrosa, communications and partnerships manager for the Rebus Foundation, as a part of the Open Publishing Fest.

Appunti per una webradio universitaria

Quali sono gli obiettivi e i criteri su cui poggiare la messa a regime di un’emittente radiofonica finanziata da un’università? Per cominciare, la conoscenza aperta.

Nell’ambito della programmazione di Radio Antidoto nel cartello degli eventi dell’Open Publishing Festival, oggi abbiamo affrontato un argomento che ha parecchia estensione in molte direzione, quello degli scopi della radio e del suo utilizzo, declinata nell’applicazione in un contesto specifico, quello universitario. A partire dall’esperienza di Torino, che ha visto nascere circa una decina di anni fa una webradio finanziata dalla stessa Università e che ha interrotto le trasmissioni già da qualche tempo, si è provato a immaginare e schematizzare un vero e proprio piano operativo dei principi, dei criteri e delle azioni di sistema per dare forma e mettere a regime la programmazione e messa in onda di una webradio che sia in grado di raccontare le mille sfaccettature della vita universitaria.

Il progetto è ancora in corso di completamente ed è disponibile a questo indirizzo: https://hackmd.io/@Rigonia/SJevt4cs8

Di seguito, invece, è possibile ascoltare l’audio integrale della puntata. Buon ascolto.

Radio Antidoto @ Open Publishing Festival: appunti per una webradio universitaria

Johanssen Obanda from AfricArxive: co-designing the future of scholarly communication in Africa.

AfricArxiv is dedicated to foster research and collaboration among African scientists.

Open Publishing Fest

AfricArxive is a community-led digital archive for African research communication, a non-profit platform to upload working papers, preprints, accepted manuscripts. AfricArxiv is dedicated to foster research and collaboration among African scientists, enhance the visibility of African research output and to increase collaboration globally.

Cristina Marras meets community manager Johanssen Obanda to talk about research, community, local knowledge and traditional wisdom, as a part of the Open Publishing Fest.

Oggi nell’Open Publishing Fest

Siamo corsi un po’ dietro al programma del festival questi due giorni e alle volte siamo riusciti a trasmettere quello che succedeva, altre no. Per questo ho pensato di raccogliere in un post qualcuno dei contenuti che sono rimasti in rete per far si che sia piu’ facile parlarne tra noi o trovarli.

Lenin Gurusami “How to create ebooks for FreeTamilEbooks.com

Liberate Science “Is bockchain up to the hype

Public Knowledge Project – Demonstration of PKP’s Open Preprint Systems

Preso dal “sacro fuoco” ho anche ritrasmesso il documentario su Aaron Swartz “Internet’s Own Boy”, che pare sia su quella piattaforma orrenda che passa pubblicita’ idiote in modo personalizzato ma non meno idiota di cui non faro’ il nome tanto, se ve lo volete vedere potete trovarlo.

Presuppongo che conosciate anche il fantastico tool open source che si chiama yt-download, nel caso non lo abbiate ancora installato (onde evitarvi pubblicita’ e rotture di scatole e una delle interfacce piu’ brutte dell’over-verso della).

Buon divertimento!

AfricaArxiv – a presentation

A community-led digital archive for African research communication.

What is AfricArxiv and why do we need a prepint repository for Africa.

AfricArXiv is a community-led digital archive for African research communication. Preprints offer the possibility to share research early, before publication. While having an article accepted and published in a journal can take over a year, a preprint version can be cited and discussed, as soon as it gets approved in the repository. AfricArXiv is a regional preprint repository with a focus on Africa to contribute contextualized region-specific, multilingual, and interdisciplinary discourse to science communication globally.

Slides for the event: https://tinyurl.com/opf-africarxiv
More information at https://info.africarxiv.org/

Licenza

Licenza Attribuzione di Creative Commons (riutilizzo consentito)

AntidotoByRigonia: ricordi in formato aperto

Per celebrare l’Open Publishing Festival, su spunto di Cristina Marras, su Rigonia ci siamo cimentati con un mix di ricordi e cimeli nella breve storia di Radio Antidoto, con materiali rigorosamente open.

Per celebrare l’Open Publishing Festival, su spunto di Cristina Marras, su Rigonia ci siamo cimentati con un mix di ricordi e cimeli nella breve storia di Radio Antidoto, con materiali rigorosamente open.

Per i più temerari, qui è possibile ascoltare la versione integrale del mix.

Le musiche che ascolterete, così come gli effetti sonori, con qualche sparutissima eccezione, sono tratti dai seguenti siti:

Di seguito invece alleghiamo le cinque parti che formano la versione integrale del collage AntidotoByRigonia.

OPF Mix – AntidotoByRigonia – Part 1 of 5
OPF Mix – AntidotoByRigonia – Part 2 of 5
OPF Mix – AntidotoByRigonia – Part 3 of 5
OPF Mix – AntidotoByRigonia – Part 4 of 5
OPF Mix – AntidotoByRigonia – Part 5

Buon ascolto!


Kaoshung

This post is in ENGLISH:

Yesterday we have opened the door, broadcasting with mobiles from around Turin and Liguria. This morning we go to the island of Taiwan, in the city of Kaoshung, a big harbour city.

Our friend Hsiao Ying, gifted curator and initiator of a local artist cooperative and gallery, took us with her and her sister on a downtown ride, starting from a parlor and out on an electric scooter to the night market.
Back they stopped to the coffeplace that act as the base for a very serious community of young makers, students and artists.

Selection of the soundwalk

Taiwan is advanced into the social understanding of arts, and the program of arts as occasions for community builders has a long history, confronted as well with resilience, environmental issues and respectful preservation of tribal cultures and other minorities.

Thank you for your sounds and images!

Downtown, were we can listen to a street artist and puff a smoke

Infrasonica

Un catalizzatore per le vibrazioni emesse da quelle onde che operano ad una frequenza impercettibile all’orecchio umano.

Incontri dell’Open Publishing Fest

Infrasonica è una piattaforma digitale di culture non occidentali nata per documentare, analizzare e parlare del suono, della sua aura, dei suoi aspetti inquietanti, dei suoi legami con il mondo dell’udibile, del nascosto e del sensibile.

Nella sua dichiarazione di intenti, Infrasonica spiega di porsi quale catalizzatore per le vibrazioni emesse da quelle onde che operano ad una frequenza impercettibile all’orecchio umano, frequenze che vengono spesso generate da fenomeni ecologici immensi, come il movimento delle piattaforme tettoniche o le correnti più profonde degli oceani. 

white field with writing and sound spectrum

Infrasonica è una delle organizzazioni che partecipa all’Open Publishing Fest, l’evento pubblico decentralizzato che dal 18 al 29 maggio mette insieme tutte le comunità che credono nel software opensource, nell’open content e nei modelli di open publishing (mi scuso per l’utilizzo di questi termini in inglese, c’è nessuno che mi aiuta a renderli in italiano?).

Per scoprire in che modo gli intenti di Infrasonica vengono declinati al lato pratico, ho incontrato una delle fondatrici, Eloisa Travaglini e ho cominciato col chiederle di raccontarmi quali fossero i suoi suoni preferiti.

L’ intervista include alcuni passaggi dell’opera i@dreamt: Technologies of Enchantment di Patricia Domínguez & Radim Lisa, Terezie Štindlová and Futuro Fósil
Commissioned by the Royal College of Arts, London
Courtesy of the artists and Infrasonica
Link alla feature su Infrasonica: https://infrasonica.org/en/wave-1/idreamt

la pentola e la torta

Questa settimana e fino al 29 di maggio Radio Antidoto partecipera’ all’ Open Publishing Festival, un incontro, globale e locale, di iniziative di e su la cultura aperta, e quindi “cultura”(*). Non solo tematiche su cosa sia e come farla ma anche sul mantenerla e su come pubblicarla.

(*) Questa idea di potere, basato sull’occupazione dello spazio e del tempo intesa come “risorsa” all’interno di un “processo di produzione e consumo” e’ l’ossatura portante della attuale malattia del pianeta. E’ un discorso largo e lungo che gira intorno alla nozione di bene comune, ovvero ancora di CULTURA che per la scarsa immaginazione del mondo anglosassone e’ solo il “commons”; il pascolo su cui brucano le pecore di tutti. Una cultura chiusa non e’ cultura. Per definizione non ci cresce nulla di buono o di “altro”, solo cio’ che il padrone dei diserbanti vuole ci cresca.

(fredd che si autocita in modo orrendo)
Festival Logo

Il “bene comune” come puo’ e deve essere pubblicato e come farlo e sostenerlo e’ un po’ il tema di questo festival a cui parteciperemo e che esploreremo dal punto di vista della radio.

La prima operazione e’ stata inventare una “chiamata alle armi”, in italiano e in inglese. L’ edit e’ stato brillantemente portato a termine da Cristina Marras.

E poi ci siamo fatti prendere la mano.

Perche’ l’inglese si e il sardo no? O il Siciliano? O il Valenziano o…

Call for action VALENZIANO (a cura di Cristina Marras)

Pensavo, osservando questo entusiasmo, cosa significa oggi registrare in “tutte le lingue”? E’ una chiamata a condividere cio’ che ci e’ vicino, da dentro il cubetto di spazio (e tempo) che il lockdown ci ha lasciato a disposizione…

Mi e’ balenato per la mente il concetto di “melting pot”, il crogiulo(sic!), il pentolone della strega, dove tutte le culture diventano una sola. E’ un concetto che ci fa un po’ schifo. E’ malvagio o nella migliore delle ipotesi una delle piu’ facili possibilita’, la meno attraente.

Dal punto di vista culinario il MELTING, lo squaglione, punta di per se’ a un piatto noioso, la zuppona in cui si mette di tutto e poi non sa piu’ di nulla. Certo c’e’ la fondue, piatto pero’ fatalmente monocibo. Se sei un formaggio, bianco e protestante, ti accettiamo pure nel pentolone della nostra festa chic. Immaginiamo l’ipocrita fondue con i suoi penosi processi digestivi e in cui fatalmente, ci insegnano magistralmente Goscinny e Uderzo, in Asterix e gli Elvezi, il pezzo di pane dell’entusiasta si perde con conseguenza dolorosissime.

Ci immaginiamo anche indigeste, continue, colate d’acciaio. Da questo crogiulo imperialista, vincitore in repeat ad nauseam di guerre mondiali; ghisa, pesante, accademica, pericolosa, o comunque insapore, ostentatrice di complessi di colpa papavero sul bavero, che con la seconda mira a farci scordare la prima mondiale carneficina.

Colata ILVA, e meridionalismo assistenzialista e tossico, invece di gioia e cieli blu. Certo il pentolone puo’ essere declinato in modi piu’ graziosi. La cultura Cinese per esempio ha creato enormi pentoloni attorno ai quali i commensali cuociono ognuno mettendo dentro da tanti piattini una miriade di cose diverse. Addirittura esistono ristoranti specializzati che offrono il pentolone Ying-Yang nei cui due lobi divisi convivono il piccante con il brodo normale… Pero’ poi nessuno bada dal piattino di chi arrivava la cosa che con le bacchette tiri su per mangiarla. E Si divertono tanto…

Ma possibile che si riesca a immaginare solo enonomicissimi pranzi fatti di zuppa?

Che errore madornale! Certo che no!!!

C’erano migliaia di ingredienti diversi, quante sono, (o meglio erano) anche le culture del mondo, che il globalismo liberista corporativo e anglosassone ha omologato. Sopravvivono nei nostri ricordi veri o immaginari. Non mi pieghero’ a elaborare modi di “fare cultura” che finiscano poi a dover sapere di mono-glutammatici bi-linguistici e insipidi zupponi.

E’ ora di spolverare il nostro istinto artistico-culinario e spiegare al mondo che esistono anche le torte!

Inedite architetture policulturali, siano pure barocchi arabeschi dolci e squisitamente ornati, come un centrotavola da matrimonio, nato per servire occhi e non stomaci satolli, o divini esempi di funzionalismo razionale (perche’ no, la Sacher-torte!). Tutti quegli inutili e spettacolari esempi d’uso di qualsivoglia elemento per la gloria della cena e non piu’ per l’otturazione degli stomaci!

Torte! Che si alzano incredibili al centrotavola non piu’ occupato dalle vostre brodaglie. L’oggetto che riassume e definisce il momentoe che si attende alla fine, per poi darsi a Dionisio e alla digestione…

Tutto il mondo puo’ imparare tutte le lingue? Non sarebbe utopia impararne almeno tre. Non e’ meglio l’esperanto? Ma a voi ha mai dato soddisfazione una cena fatta con le polverine e il brodo liofilizzato? Forse. Ma tutte le sere?

Tre lingue ce le potremmo permettere tutti. Ma non solo, e’ questione di accettare l’onesto altro. Il CAPIRE e’ comunque sopravvalutato, e spesso anche autoreferenziato. Basta con il doppiaggio, basta traduzione in inglese istituzionale e sgrammaticato, basta monolinguismo, pidgin e zupparolo… e’ finita l’era del curatore che ti prende per mano, della casalinga di voghera, del conduttore marpione…

Possiamo finalmente intendere le culture del mondo nel modo giusto apprezzandone la letteratura, confrontandola con la nostra, imparando a scrivere. Ma se serve un altra spiegazione per estendere a tutti il concetto, servitevi pure della mia metaforica culinaria. Una introduzione garbata del curatore-ospite (possibilmente) o cameriere (se necessario), per mangiare con le bacchette, o apprezzare con il vino giusto il casumarzu… E’ esattamente come facciamo con la cucina, non solo al ristorante ma anche andando a scambiarci ricette con i vicini.

Dal panino al macco di fave, piacere immediato o in un contesto particolare, ognuno con le sue preferenze e la sua gioia o possibilita’ di dire “no grazie”.

Noi italiani lo sapremmo fare ancora, istintivamente. Era il cuore di quella cultura “italiana” maciullata dal XX secolo e asfaltata nei primi anni del XXI che reinventeremo da zero. Da oggi.

La nozione che con due o tre ingredienti, anche poveri ma di qualita’ si fanno piatti buonissimi ci appartiene… e il gusto per riconoscere alla prima occhiata cosa ha qualita’ e cosa e’ solo rosso e tondo ma non e’ un pomodoro… quello lo diamo per scontato, a costo di rimanerci fregati! Ottimismo e palati aperti a tutto per le generazioni di nuovi italiani ovunque siamo nell’Altrove!

Non c’e’ quindi alcun bisogno di ossequio alla tradizione nazionalista professorale, ne di buttare di tutto dentro al pentolone del anglofono pro domo sua del multiculturale. Noi alziamo architetture di sapori nuovi al cielo, con amore e fantasia. La policultura immaginiamola come una s-cultura; vita nuova da mangiare in buona compagnia. Nessuno si senta escluso, e a tavola si entra tutti, basta stringersi un po’…

PS: a mangiare da soli ci si strozza…