Mongolia

letture e musiche

Quando più di dieci anni fa decisi di fare il mio primo viaggio da sola, avrei voluto andare in Mongolia. In quel periodo e fino al duemiladiciannove, lavoravo da marzo a ottobre sette su sette e non si può camminare sulla terra di Gengis Khan a novembre. Così cominciai a pensare, leggere e immaginare la Patagonia. Ma il l’america latina non fa per me, come risultò qualche anno dopo quando fui costretta, pochi giorni dopo l’arrivo in Perù, a riprendere un volo da Lima per rientrare a casa acciaccata.

Così l’autunno 2010 partii per il Nepal. Esperienza bellissima per i luoghi, le persone incontrate, i compagni di viaggio e per l’inizio di un nuovo viaggio interiore e la scoperta di sintonie ad oriente.
La Mongolia è ancora il sogno.

Latte e terra. L’odore della Mongolia è fatto delle cose che danno la vita, e un viaggio in questa regione nel cuore dell’Asia è in grado di restituirci una fotografia antica di noi stessi, quando, agli albori della nostra umanità, nomadi ci spostavamo per adattare le nostre esistenze ai cicli stagionali. Ancora non c’era separazione con la natura, e i confini tra la vita e la morte, l’umano e il divino, erano difficili da distinguere, così come il cielo e la terra, nello sconfinato orizzonte delle steppe. E’ in questo spazio senza tempo, dove l’essenza del nostro essere al mondo si staglia nitida, che ci conduce il libro di Federico Pistone, un diario di viaggio che avvince e si legge come un romanzo, emozionante, perchè racconta non solo le storie, le abitudini e la vita quotidiana di un popolo abituato da oltre cinquemila anni a vivere nelle tende sfidando inverni che arrivano a cinquanta gradi sottozero, ma ne cattura anche i sogni, le credenze, i misteri.”

dalla Prefazione di Sveva Sagramola al libro di Federico Pistone “Il leopardo e lo sciamano”. Sperling & Kupfer

ascolta —> https://t.me/sovrapposizioni/12

sovrapposizioni #1.8

Voleva dire… che quello era il punto d’arrivo finale. Ciò a cui puntavano i dieci miliardi di anni trascorsi dalla creazione: la medusa.
— Appunto. E perché il tuo resoconto della creazione non si conclude
con l’apparizione della medusa?
Io feci una risatina. — Perché c’è stato molto di più, dopo la medusa.
— È vero. La creazione non si è conclusa con la medusa. Dovevano ancora arrivare gli anfibi, i rettili, i vertebrati, i mammiferi e infine, ovvia-
mente, l’uomo.
— Già.
— E per questo il tuo resoconto della creazione finisce con le parole: «E
alla fine apparve l’uomo».
— Sì.
— Il che significa…?
— Significa che non ci sarà nient’altro in futuro. Significa che la creazione è arrivata alla fine.

Daniel Quinn, Ishmael. 1992

Ottava puntata

Poco prima di andare in onda, oggi a spasso per Loano, ho scattato la foto qui sopra.