hands touching raw wool

Solarpunk e acqua calda

Lana di pecora, legno e materiali riciclati le armi dei guerrieri del solarpunk

Non mi era mai capitato che il talent scelto per l’intervista mi dicesse di non aver mai sentito parlare dell’argomento della nostra chiacchierata, eppure, il fatto che l’intervista a Paolo Bonelli sul solarpunk inizi con Paolo Bonelli che mi chiede di spiegargli cosa è il solarpunk non è un errore, non ho scelto male il mio talent, è che il solarpunk è una nicchia all’interno di un movimento a sua volta di nicchia. Un movimento di nicchia nel mondo, e quasi sconosciuto in Italia, un movimento del quale Paolo Bonelli è entrato a far parte, senza saperlo, quando ha creato ARETHA (AiR Exchange THermal Assembly): un collettore solare realizzato con materiali poveri e di recupero, uno strumento per riscaldare grandi quantità di acqua usando solo materiali riciclati, e facilmente reperibili ovunque, senza bisogno di fabbriche, strutture o grandi investimenti, nel più totale rispetto dell’ambiente. Insomma, in pieno stile solarpunk.

Ma procediamo con ordine e rispondiamo alla domanda di Paolo Bonelli: cosa è il solarpunk?

Il solarpunk nasce come movimento letterario di fantascienza ottimista, ambientalista e socialista ponendosi subito in netta contrapposizione al movimento del cyberpunk. Laddove l’eroe cyberpunk è un lupo solitario (quasi sempre maschio) che si muove in un panorama (meglio ancora se postatomico) dove la natura è stata ridotta allo stremo da una tecnologizzazione indiscriminata e dalla distruzione delle risorse naturali, l’eroe solarpunk è un individuo (spesso una donna, una persona appartenente ad una delle comunità al margine, una persona dalla sessualità fluida o una persona dalle diverse abilità) che si muove in una ambiente caratterizzato da una natura lussureggiante che abita gli spazi urbani fondendosi in modo organico alle infrastrutture, in un panorama luminoso e armonioso che ricorda lo stile liberty.

Al centro del movimento solarpunk c’è il tentativo di costruire una società altruista e rispettosa della natura, con un’economia basata sull’utilizzo di energie rinnovabili. Un futuro che non rinnega la tecnologia ma la abbraccia per utilizzare quelle soluzioni (come la biologia sintetica e le reti sensoriali) che permettono alle comunità di vivere nel benessere, libere dalla schiavitù dell’economia al servizio del profitto individuale. Non un’utopia ma una mappa per arrivare ad una società sostenibile, sostenibile come ARETHA.

Paolo Bonelli ci racconta in questa intervista la genesi di ARETHA, un prototipo sperimentale di pannello solare in grado di produrre acqua calda per vari usi, impiegando materiali poveri come legno e lana di pecora al posto di quelli usati comunemente nei sistemi commerciali, e semplici tecniche costruttive, con tecniche concepite per impieghi in paesi in via di sviluppo o aree rurali, dove, vi è necessità di acqua sanitaria per ospedali o per il riscaldamento di serre o abitazioni. Una tecnologia che non richiede manutenzioni specialistiche o pezzi di ricambio che solo la casa madre è in grado di fornire, una tecnologia basata sull’impiego di materiali poveri, reperibili anche in luoghi lontani da contesti industriali e facilmente trasportabili, che richiede minime competenze tecniche per la sua costruzione e manutenzione. Questo significa anche sviluppo di piccole economie locali, spesso ignorate quando si realizzano opere finanziate da paesi più ricchi.

About the author

Sono content strategist, giornalista, autrice di installazioni sonore e di radiodrammi. Insegno creazione di contenuti sotto forma di narrazione aziendale, scrittura per il web e scrittura per la radio; aiuto gli studenti del Contamination Lab dell’Università di Cagliari a trovare la narrazione dentro la loro start-up. Per Radio X 96.8FM faccio la roving reporter. Sono autrice della serie web di narrazione urbana Caccia all’Uomo / Manhunt, creata per la app Loquis.

Comments

  1. Complimenti. L’ho sentito poco entusiasta alla fine, ma se non ora, quando? Da sostenere..

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