Concerti di Idee in Azione nel Quinto Paesaggio. Episodio 11.

2020 – 2030 caos creatività educazione.

Ieri, tardo pomeriggio, su Radio Antidoto, in diretta dalle 18:30, siamo saltati sulle onde con l’episodio speciale numero 11 di “Concerti Di Idee di Idee in Azione nel Quinto Paesaggio” l’idea di Diego Repetto accolta da Riavviaitalia, piattaforma di progetti, proposte e buone pratiche per essere pronti al riavvio del Paese dopo il reset dell’emergenza covid-19.

Lo spunto per i dialoghi di ieri lunedì 14 settembre 2020, sono state tre parole chiave per una riflessione che guarda ai prossimi dieci anni. Caos e complessità caratterizzano la nostra epoca, il nostro presente. Daisaku Ikeda, filosofo buddista, costruttore di pace e educatore dice che creatività è sinonimo di libertà. Una libertà esigente e coraggiosa, e inoltre essere creativi significa tener fede alla propria umanità. Educazione. Educare i fanciulli riferendosi allo sviluppo etico e spirituale al fine di renderli persone e cittadini migliori attraverso la cultura e l’arte.

Abbiamo dialogato con le splendide ospiti: Simona Morini (filosofa, docente universitaria); Silvia Forese (artista, project manager); Eleonora De Vecchi (maestra d’arte, progettista culturale); Giulia Piana (artista, danzatrice).

E’ intervenuto Federico Bonelli. E con Diego Repetto e Cristina Vignone. Regia: Francesco Rigoni.

Musica. Antonia Harper ha scelto cinque tracce tutte al femminile per una puntata al femminile e ci ha detto: “Della scena musicale contemporanea ho scelto cinque artiste, provenienti da cinque paesi (Italia, Canada, Brasile, Francia, Stati Uniti), che mi che mi hanno colpito e appassionato per la loro personalita’ e originalita’ creativa”.

1. Monstre d’amour. A proposito di Francia ho scelto Clara Luciani, ormai un fenomeno della scena pop, canta d’amore e di tanti altri temi anche vicini al femminismo, (e ci fa capire quanto siano sentite queste tematiche e partecipe il pubblico, che ormai sta influenzando tutta la scena pop attuale dando vita a progetti giovani e originali).

2. Lemonade. Icone storiche della scena queer e LGBT le mie preferite di sempre: le sorelle Cocorosie, che, armandosi di voci e strumenti giocattolo, hanno dato vita a un progetto originalissimo che spazia tra i generi piu svariati, dal dream folk alla lirica, passando per l’hip-pop e la musica elettronica, e sono ormai un punto di riferimento nella scena pop degli ultimi anni.

3. Oiseau Sauvage. Dom La Nena, cantante e violoncellista brasiliana, dalla voce bambinesca e lo sguardo innocente, ha collaborato con personalita’ del calibro di Jane Birkin, Jeanne Moreau e Piers Faccini. La adoro per la semplicita’ e allo stesso tempo sofisticatezza delle sue canzoni, che mi fa venire voglia di andare in Brasile ma anche a Parigi, dove risiede, per scoprirne la vastissima scena musicale e al femminile. Questa e’ Oiseau sauvage.

4. Duerme negrito. Rosemary Standley, cantante dei Moiarty e poi solista, ha collaborato con diversi musicisti inclusa Dom La Nena e la Helstroffer’s band. Rosemary e’ uno dei miei grandi amori di questi ultimi anni, dalla voce particolarissima, adoro il modo in cui ha ripreso tantissima musica, da quella antica, al folk e la chanson riarrangiandola con grande estro. Mi piace anche il suo modo di fare i live, come dei piccoli spettacoli in location suggestive.. La sentiremo in una ninna nanna tradizionale venezuelana che si chiama Duerme negrito.

5. Mirror. Vera Di Lecce, pugliese classe ’84, artista poliedrica della scena sperimentale italiana, prima cantante dei Nidi d’arac poi autrice di un suo progetto solista e musicista nella band di Cesare Basile. Mi ha colpito per il coraggio di creare la musica che ama e di giocarci in maniera performativa, anche grazie a una forte presenza scenica sul palco. Questo e’ il suo ultimo singolo: Mirror.

Ecco le registrazioni della puntata. Buon ascolto 🙂

Federico Bonelli si era preparato. Intervento sul CAOS

L’io penso di Cartesio situa l’intelligenza dell’uomo alla guida della vita. I grandi scienziati, i grandi rivoluzionari. La costruzione del mondo e’ razionale, l’uomo “buono” e’ colui che porta alla conoscenza del proprio Io i meccanismi che lo dominano e se ne libera o li assoggetta alla legge della propria felicita’ o della ragione sociale. Come bestie impazzite al macello esce dalla trincea e s’uccide questa idea di umano. La nostra scienza e’ fatta per le certezze, e negli scientisti tutto cio’ che esiste esiste in quanto certezza. Ma e’ scienza solo se puo’ essere reso falso, mai potra essere deciso vero, certo, dalla scienza. Quella scienza, dell’intellegibile, del logico, muore nella complessita’, cade con le nazioni, si strappa i pezzi cibernetici con il socialismo reale con il fallimento del suo progetto sociale, negli interstizi del modello, tra le giungle del viet-nam.
Dati, modelli e leggi deterministiche sono cio’ in cui parte del fare crede. Le macchine, inclusa la macchina di Turing o il calcolatore di Von Newmann, propongono ogni lato del reale costruendolo a somiglianza del proprio modello. Fingono un dualismo risolto dal pensarsi d, ma crollano nel tre e nel cinque e divagano nei multiversi. L’ombra dell’oscurita’ essenziale non si raggomitola negli angoli della caverna di Platone, angoli che l’intelletto non puo’ ancora raggiungere ma che prima o poi raggiungera’ con la Metis e la tekne’ (l’ingegno, il trucco). Non e’ il nero il centro del gioco. E’ la caverna, che e’ DEA prima che favola.
Gli antichi (come narra Esiodo) facevano scaturire l’universo dal “Kaos Erebon”. Dall’abisso dell’inferno. Non nella caverna ma dalla caverna. E dal ribollire dell’inconscio, del fantastico, del folle. Tutti noi siamo del Caos.

Al centro della ragione, dell’io, come nello Ying del tao esite la macchia dello Yang, riappare l’ombra, ed e’ ombra essenziale non semplice mancanza di luce. Ombra che divora la luce. Il Nero.

L’ho conosciuto anni fa nella matematica della fisica. Analizzando i piu’ semplici processi di trasformazione immaginabili, basta l’equazione logistica, scopriamo che anche per algoritmi banali ogni possibilita’ di previsione scompare. Nel centro del determinismo c’e’ inconoscibilita’ strutturale. Rivoltata la pianta del razionale qualificando l’ombra come temporanea, e passando dal caso, la probabilita’ accessibile alla legge statistica e’ anche essa portatrice di caos essenziale. Al centro della probabilita’, le misure di incertezza si dimostrano le stesse misure di informazione, dispersione e energia e si basano su un ipotesi non applicabile per classi libere di problemi in cui non sia possibile “isolare” la macchina. L’universo e’ aperto, i calcolatori simulano il continuo e fingono il caso; e i denti digrignano. L’abisso ci guarda fin nel profondo dell’anima e ci vede, e l’ombra e’ ombra in quanto e’ posta al centro del sole.

Come nel Tao il punto di vista dell’intelletto deve uscire dal limite delle trasformazioni per sperare di comprendere il gioco del reale. Quel limite e’ nudo e non sa piu’ parlare. Cosi’ nella filosofia del caos e’ necessario abbandonare la certezza della legge e del razionale e osservare cio’ che resta. Un Epoke’ radicale e necessaria.

Nelle geometrie frattali degli attrattori strani, ordine e disordine si sfumano l’un l’altro, riemergendo a scale imponderabili. Cosi’ nella nostra esistenza, breve parabola cosciente, nel mondo fatta di mondo, il dialogo, l’ascolto, l’emozione, la macchina della scienza e la caverna dell’uomo persistono e pre-esistono alle loro spiegazioni, alle loro descrizioni, alla loro essenza d’ombra e luce e indicibile nulla.

Non chiedo al mondo di domani una filosfia che spieghi, ma un fare che abbia anima e saggezza. Due mani assieme possono battere tre volte. Anche una mano sola puo’ farlo.

Fredd ha improvvisato

chaos is a teacher http://trasformatorio.net/?page_id=2840

La possibilità che ci diamo quando ci incamminiamo sul sentiero creativo è di spingerci fino in fondo.
Possiamo sognare la montagna, possiamo parlare della montagna, possiamo scalare la montagna, non conosceremo mai la montagna.
Possiamo viverci un arrampicata, dimenticare il sogno, imparare ciò che abbiamo detto, e ricordarci la storia come una filastrocca; scalare la montagna non è sapere la montagna ma solo conoscere la salita.
Potremo pero’ lasciare che i nostri piedi ci aiutino quando vorremo raccontare la storia.
L’anno scorso, quando abbiamo iniziato a salire sulla collina
lo abbiamo fatto per bene, in un’oscurità piena di segnali, riflessi e suoni, cosi’ che divenne sempre meno importante la pendenza del sentiero
molto piu’ interessante ci sembro’ se fosse ventoso, se potessimo riconoscere l’albero nell’oscurità, o il posto dove il piede e’ al sicuro, o, dal rumore, il cane, l’asino, il serpente.
La presenza del corpo aiuta.
La presenza di tutto il gruppo aiuta, notte dopo notte, ad espandersi al di fuori della nostra percezione limitata e a percepire l’intero movimento del gruppo.
Muoversi al buio è un grande maestro.

Una delle cose interessanti che qualsiasi tipo di arte può imparare dalla cosiddetta “performance” è l’onestà.
Tutte le forme d’arte hanno bisogno di questo tipo di onestà, quella che non parla della montagna prima di aver tentato di sentire il sentiero.

Nel T2018 dobbiamo ancora trovare la strada giusta per salire.

Grazie a tutti !

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