Facendo pane

Un’incursione andata in onda nel weekend di pasqua, quando il palinsesto di Radio Antidoto si è popolato di improvvisazioni e variazioni sul tema.

Te l’ho detto di fare come dice mia madre

Nei lunghi giorni di isolamento forzato stiamo sperimentando diverse ricette, con risultati alterni (ad esempio non abbiamo ancora capito il segreto dell’alveolatura del pane, nonostante i video tutorials su youtube e nonostante tutti i consigli datici da amici e sconosciuti – long story).

Quella che vi propongo in questi pochi minuti è un’incursione andata in onda nel weekend di pasqua, quando il palinsesto di Radio Antidoto si è popolato di improvvisazioni e variazioni sul tema.

Io naturalmente ne ho approfittato per infilare il microfono un po’ dappertutto, anche dentro il forno bollente.

Disclaimer: no partner was harmed in the making of this audio.

Photo by Artur Rutkowski on Unsplash

Viaggio dentro la mia casa

L’isolamento forzato trasforma l’appartamento in parco giochi da esplorare e i pochi passi che conducono da una stanza all’altra diventano la mappa di percorsi sorprendenti, miniature di viaggi fantastici.

Quando uscire è impossibile, ogni stanza diventa un luogo da esplorare

Quando ero bambina e non riuscivo ad addormentarmi, di solito svuotavo l’ultimo cassetto di un grande comò dove tenevo carte, fogli, tappi di bottiglia, perline spaiate, chiavi e tutte quelle cose che possono affascinare una ragazzina di dodici anni intrappolata in una stanza alle tre del mattino in una notte d’estate.

Una volta estratti tutti i miei tesori, li prendevo in mano, uno alla volta, e li fissavo a lungo in cerca di significati nascosti. Perché mi sembrava impossibile che non potesse capitare anche a me quello che vedevo puntualmente succedere ai personaggi dei miei libri preferiti che, costretti in situazioni di immobilità, riuscivano ad evadere attraverso la magia di oggetti a prima vista banali.

Adesso quando non riesco a dormire posso scegliere se leggere o ascoltare podcast. Ora che sono adulta posso addirittura alzarmi, guardare la tv, fare una torta e passeggiare per casa senza timore che qualcuno mi sgridi. Però mi è rimasta la curiosità delle cose banali, non più antidoto all’insonnia ma modo d’essere diventato automatismo. Così non c’è volta che mi capiti davanti una scatola di cioccolatini che non mi venga voglia di sollevare la parte di plastica dorata (o argentata) per controllare che non ci sia nascosto sotto qualcosa.

L’isolamento forzato a cui mi ha costretto il covid-19 mi ha dato l’opportunità di concedermi il lusso di lunghe (e lentissime) passeggiate dentro la mia casa, un appartamento al quarto piano nel centro di Cagliari. Per molti anni ho vissuto in case grandi con giardini (front & back yard), garage e spesso erano case con un secondo piano. Adesso i miei spazi abitativi sono molto ristretti e, se escludiamo il pianerottolo e le scale, tutto deve svolgersi dentro i metri quadri dell’appartamento. Se da un lato ho perso superfici calpestabili, dall’altro ho guadagnato intimità.

Ecco allora che l’isolamento forzato trasforma l’appartamento in parco giochi da esplorare e i pochi passi che conducono da una stanza all’altra diventano la mappa di percorsi sorprendenti, miniature di viaggi fantastici. Questo è quello che cerco di riprodurre in questo racconto, registrato in presa diretta tra le stanze di casa.

L’isolamento forzato del covid-19 ed il lusso di lunghe (e lentissime) passeggiate dentro la mia casa, alla ricerca di percorsi sorprendenti.

In onda nudi? Si può!

Un aspetto interessante dell’isolamento forzato è che ti costringe a trovare nuovi significati nelle cose quotidiane, perché altrimenti si muore di noia. È così che ho portato il microfono sotto la doccia.

Esperimento radiofonico con pausa per rifornimento bagnoschiuma

Un aspetto interessante dell’isolamento forzato è che ti costringe a trovare nuovi significati nelle cose quotidiane, perché altrimenti si muore di noia.

shower head on pink tiles
Photo by ONNE Beauty on Unsplash

Io i nuovi significati li cerco con il microfono in mano, spostandomi dalla sala alla cucina, dal balcone alla camera da letto, perché l’isolamento forzato non ha fatto altro che spostare nel chiuso della mia abitazione una ricerca stilistica che caratterizza da molti anni il mio lavoro: trovare lo straordinario nell’ordinario.

In tempi di covid-19 la sfida è ora diventata quella di trovare nuovi modi per esplorare il quotidiano. Se prima andavo in giro a raccogliere pillole di vita quotidiana che raccontavano la città, adesso ho rivolto tutta la mia attenzione ai gesti apparentemente banali, che aspettano solo uno sguardo più attento per rivelare le loro potenzialità narrative.

Ho trasferito lì il mio sguardo indagatore, nei piccoli fastidi giornalieri, nelle faccende domestiche, nelle piccole incombenze che torneranno a mimetizzarsi nello sfondo una volta finita questa lunghissima riflessione forzata.

Intanto però continuo a guardarmi attorno alla ricerca di paesaggi quotidiani da esplorare in questo stato collettivo di realtà sospesa.

È così che ho portato il microfono sotto la doccia.

Cristina si fa la doccia: esperimento radiofonico di messa a nudo della ricerca stilistica con pausa per rifornimento bagnoschiuma.