Rigonia è morta, evviva Rigonia!

Rigonia 111 è una questione personale

Su Rigonia credo di aver detto tutto quello che c’era da dire qui. Nel centundicesimo episodio, bruciamo il fantoccio di questa trasmissione. E lo facciamo in linea con la tradizione del rogo del simulacro: con una festa, una trasmissione scherzosa che era l’ultima ma che suonava proprio come fosse la prima. Perché Rigonia chiude qui. Non ci saranno più trasmissioni che si chiameranno Rigonia. Ma ci saranno ancora trasmissioni.

Che palle la sigla, la prima ma pure la seconda (la seconda non è piaciuta come la prima). Che palle il jingle, che palle gli stacchetti, che palle il nome della trasmissione, che palle il bisogno di dare a un evento radiofonico in diretta un’identità a tutti i costi. Questa puntata di Rigonia potrebbe essere tranquillamente numero 1, ma anche la numero zero. Ogni puntata di Rigonia dovrebbe poter essere la numero zero. Anzi, ogni puntata dovrebbe essere una puntata zero. Questo è ciò che Radio Antidoto propone: di creare degli eventi che possono esistere e concludersi senza darsi l’obiettivo di durare quanto abbiano bisogno di durare. E così abbiamo dato l’opportunità a Rigoni di tenere in vita la sua Rigonia fin quando ne ha sentito il bisogno, e adesso basta: Francesco andrà in onda con altri nomi, altre maschere, altre intenzioni, magari facendo sempre la stessa roba ma sempre con un costume addosso diverso. Non ci sono fantocci da bruciare perché ogni cosa viene consumata nell’istante stesso in cui viene prodotta, e poi non c’è più, c’è solo il Grande Mare che si infrange sulle orecchie del passante ascoltatore curioso, fino alla prossima incursione, alla prossima invenzione, alla prossima carnevalata.

Rigonia muore, dunque: evviva Rigonia! Che ci fa il favore, una volta per tutte, di morire. Feliz Navidad!


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