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Immobilità sociale, ovvero come viene distorta la visione della società

Cristina Marras  

Tiziano Bonini, sociologo della comunicazione, riflette sull’impatto dell’immobilità sociale nel settore delle arti e della comunicazione.

Quelli che riescono a trovare un impego nel mondo della cultura e della comunicazione non sono necessariamente le persone più brave ma piuttosto quelle che alle spalle hanno una famiglia ricca di capitale economico e di capitale sociale. Il primo è indispensabile per poter vivere mentre si va avanti tra uno stage e un tirocinio non pagati, il secondo è fondamentale per essere presenti negli ambienti giusti.

È un quadro disarmante quanto reale, e a dimostrarlo ci sono i dati: solo il 12% delle persone che lavorano nell’industria della televisione e dalla radio proviene da famiglie working class, sebbene le famiglie working class rappresentino la grande maggiroanza della popolazione. Come è possibile allora l’immagine che viene presentata nelle arti e attraverso la comunicazione risponda alla realtà, quando a costruire questa immaagine è una piccola minoranza?

Questa una delle riflessioni dalle quali parte Tiziano Bonino nella lucida analisi che presenta in un articolo intitolato Il lavoro culturale ha bisogno di una lotta (creativa) di classe. Una volta letto l’articolo, ritrovatamici dentro, ho contattato il docente dell’Università di Siena ed esperto di media e comunicazione per una chiacchierata.

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