Carl Spitzweg - Il poeta povero

Il gioco delle poesie lette sul momento

Nella mattinata del 23 aprile 2020, in una delle tante incursioni su Radio Antidoto, abbiamo giocato a leggere le poesia sul momento. Le poesie sono state messe in onda via Telegram, approfittando del naturale missaggio che l’app realizza quando c’è una musica che va e si vuole ascoltare un vocale. Di seguito gli estratti delle letture e i testi delle poesie su cui ci siamo cimentati.

Il balcone (Eugenio Montale)

Pareva facile giuoco
mutare in nulla lo spazio
che m’era aperto, in un tedio
malcerto il certo tuo fuoco.

Ora a quel vuoto ho congiunto 5
ogni mio tardo motivo,
sull’arduo nulla si spunta
l’ansia di attenderti vivo.

La vita che dà barlumi
è quella che sola tu scorgi. 10
A lei ti sporgi da questa
finestra che non s’illumina.

Legge: Fredd

In me il tuo ricordo (Vittorio Sereni)

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

Legge: Rigoni

Le mani (Vittorio Sereni)

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

Legge: Marty

A se stesso (Giacomo Leopardi)

Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.

Legge: Fabio

Meriggiare pallido e assorto (Eugenio Montale)

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Legge: Rigoni

La declamazione futurista (F. T. Marinetti)

Legge: Fredd

E allora noi vili (Cesare Pavese)

E allora noi vili
che amavamo la sera
bisbigliante, le case,
i sentieri sul fiume,
le luci rosse e sporche
di quei luoghi, il dolore
addolcito e taciuto ‒
noi strappammo le mani
dalla viva catena
e tacemmo, ma il cuore
ci sussultò di sangue,
e non fu piú dolcezza,
non fu piú abbandonarsi
al sentiero sul fiume ‒
‒ non piú servi, sapemmo
di essere soli e vivi.

Legge: Fredd
Legge: Cris
Legge: Chiara

La capra (Umberto Saba)

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

Legge: Chiara

Infine, c’è una poesia che non è stata letta…


George Gray (Edgar Lee Masters)

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrí e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio –
è una barca che anela al mare eppure lo teme.


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About the author

Ho 37 anni, vivo a Torino. Sono stato speaker e autore presso Radio110, la webradio dell'Università di Torino. Ho esperienze come aiuto regia teatrale, regia audio, autore e speaker pubblico. Sono un cantautore con due LP all'attivo. Mi occupo anche di comunicazione sul web. Appassionato di pallacanestro, giochi in scatola e fumetti americani.

Il mio antidoto è la curiosità che mi tiene il cervello sempre a cento all'ora.

Comments

  1. E’ stato bellissimo sentire le voci cosi’ diverse rileggere la stessa poesia. Le poesie devono essere scritte per essere lette, da tutti. E alcune, per essere imparate a memoria…

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